La riforma Madia, la Corte costituzionale e il referendum

madiaPubblicato su Quotidiano Sanità in data 27 novembre 2016

La Corte costituzionale – sentenza 9 settembre 2016, n. 251 – ha statuito l’illegittimità costituzionale di buona parte della c.d. “riforma Madia”: legge 7 agosto 2015, n. 124 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”. Trattasi quindi di classica legge delega che trasferisce al Governo l’onere di legiferare, attraverso l’emanazione di decreti legislativi, entro un certo periodo di tempo, per regolamentare una serie di materie.
La riforma Madia non ha, infatti, un contenuto strettamente omogeneo e interviene in vari campi come la “carta digitale”, la semplificazione di alcuni procedimenti, alcune norme sull’organizzazione dello Stato, le Camere di commercio e altri provvedimenti. Per quanto ci riguarda, di particolare interesse e, oggetto di censura da parte della Suprema Corte, troviamo le norme sulla dirigenza sanitaria apicale e le norme sul pubblico impiego. Continua

Le sanzioni contro i medici di Bologna. Una sconfitta per tutti

bolognaPubblicata su Quotidiano Sanità in data odierna 

L’Ordine dei medici di Bologna, con un inspiegabile ritardo, rende pubblica (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=44586) la motivazione di sospensione a nove medici della locale azienda sanitaria, rei di avere violato una serie di disposizioni deontologiche, per avere contribuito a stilare protocolli all’interno del sistema di emergenza extra-ospedaliera c.d. 118. Il ritardo era dovuto, si sosteneva, alla non definitività della sanzione irrogata, dato che i medici coinvolti avevano proposto ricorso per “appello” alla Commissione centrale per le professioni sanitarie. Nonostante il ricorso non sia stato discusso, oggi vengono finalmente rese note le motivazioni, facendo cadere le pretestuali ragioni per cui non venivano rese note prima.
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Secondo Federico Gelli, responsabile nazionale sanità del Pd e deputato, gli italiani hanno a cuore la salute e voteranno tutti Si al referendum. Mia risposta


gelliPubblicato su Quotidiano Sanità in data odierna in risposta a delle affermazioni dell’onorevole Federico Gelli sul nesso tra miglioramento della sanità e voto al referendum costituzionale

Gentile direttore,

sono rimasto veramente basito dalle dichiarazioni rilasciate dall’onorevole Gelli e riportate su Quotidiano sanità  sugli effetti che l’accoglimento del referendum costituzionale avrebbe sulla sanità.
Commentando il sondaggio dell’Istituto Piepoli sulla manovra finanziaria – la sintesi del titolo di Qs è da manuale “Gli italiani hanno a cuore la salute e voteranno si” – sull’aumento del Fondo sanitario – manovra di cui a oggi nessuno conosce l’esatto testo, neanche il Parlamento! – l’onorevole Gelli arriva a una conclusione ardita: Continua

“Lei ha una qualifica medica o infermieristica?” “Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

daniel blakeLei ha una qualifica medica?”
“Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

 “Lei ha una qualifica medica o infermieristica?”
“Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

 “Lei è un medico o un infermiere?”
“Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

 

L’incipit (tale si tratta) di I Daniel Blake dell’ultima fatica di Ken Loach ci fa immediatamente presagire quale deriva possa prendere la distruzione del welfare novecentesco. Quando una malattia impedisce di lavorare il malato  si scontra con la riduzione del welfare ammantato da tecnocrazia, call centre e linguaggio che non può essere compreso dai non addetti ai lavori.
Unica nota di positività la solidarietà tra i non garantiti della società.
Il finale del film di Loach è, come il regista ci ha ormai abituato, senza speranza. Come in Paul, Mick e gli altri non c’è rosa nel futuro e questo segna la differenza del neorealismo italiano degli anni cinquanta.
L’happy ending non è certo nelle corde dell’indomito regista inglese. I Daniel Blake contiene un finale che commuove e indigna. La rivendicazione della dignità umana non potrebbe essere più alta.
Gli spettatori escono arricchiti e consapevoli dei guasti del sistema che provocano le politiche liberiste dei tories – inglesi – apertamente attaccati da Loach – che in Italia numerosi epigoni perseguono.
Un film da vedere.

L’obbligo del medico di visitare il paziente al pronto soccorso secondo la Cassazione

triagePubblicato in data odierna su Quotidiano sanità con il titolo “Cassazione.Il medico del pronto soccorso è comunque obbligato a visitare il paziente. A prescindere dalle sue condizioni di salute http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=44077

La Corte di cassazione – VI sezione penale, sentenza 5 luglio 2016 (depositata il 29 settembre), n. 40753 – interviene sulla problematica relativa al diritto del paziente all’interno di un pronto soccorso di essere visitato e dell’obbligo del medico di visitarlo approfondendo i rapporti tra il triage e la prestazione di pronto soccorso vera e propria. In altre parole potremo domandarci se un paziente, una volta effettuato il triage, possa vedersi differita la prestazione per decisione discrezionale del medico di pronto soccorso non impegnato in altre urgenze.
Procediamo per gradi analizzando prima la vicenda processuale e andando poi al relativo commento.

Il fatto e la vicenda processuale
Una signora si presenta al pronto soccorso alle 4,30 del mattino lamentando un dolore al braccio sinistro con un intensità pari a 9 (nella scala da 1 a 10) a seguito di una caduta accidentale. L’infermiera del triage gli attribuisce un codice verde.
La stessa infermiera chiama il medico – è un piccolo pronto soccorso – che si era recato a riposare. Il medico risponde dando indicazione verbale di somministrazione di un antidolorifico, ritiene di non procedere a visita e demanda all’infermiera la comunicazione con la paziente chiedendogli di rimanere al pronto soccorso fino alle ore otto per effettuare controlli radiografici. In quel momento al pronto soccorso non c’erano altri pazienti e il medico di guardia aveva terminato l’ultima visita alle ore 3.
La paziente torna a casa e si ripresenta alle ore otto in pronto soccorso dove viene visitata da altro medico e alle ore 10 le veniva eseguita la radiografia con la quale gli veniva diagnosticata una frattura scomposta dell’omero sinistro. Il giorno successivo veniva operata.
Nei primi due gradi di giudizio il medico viene condannato per rifiuto di atti d’ufficio. Continua a leggere o scarica l’articolo in pdf Medico rifiuto di atti d’ufficio BENCI Continua

La “gara degli aghi” e gli altri “Amici di Maria”. Risposta a Gian Antonio Stella

stella 2stella 1Sul Corriere della Sera di oggi il famoso giornalista Gian Antonio Stella interviene sulla vicenda della mai effettuata “gara degli aghi” e su cui ero già intervenuto (http://www.lucabenci.it/?p=2450). Con questo intervento su Quotidiano Sanità rispondo alle gravi inesattezze del giornalista vicentino. Il titolo messo da Quotidiano sanità: “Anche Stella è un amico di Maria?”

Gentile direttore,

oggi nella prima pagina del Corriere della Sera – e da ieri sera su Corriere.it (http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_26/gara-infermieri-chi-usa-aghi-grossi-punito-medico-che-denuncio-03e44d62-835c-11e6-879e-4c7914542a03.shtml) – troviamo un articolo a firma di uno dei giornalisti di punta della testata, Gian Antonio Stella, dal titolo “Il gioco degli aghi, punito chi denunciò” e come sottotitolo (giornalisticamente “sommario”) “Vicenza, sospeso il primario che svelò gli scherzi di medici e infermieri a danno dei malati”.

Il fatto è noto ai lettori di Quotidiano sanità in quanto, io stesso, ero intervenuto con un contributo dal titolo “Lo strano caso degli ‘Amici di Maria’. Ma è lecito scherzare sui pazienti? Ecco i verbali dell’Asl di Vicenza dopo lo scandalo della presenta gara delle cannule” (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=39207).

Stella scrive non avendo letto le carte. Essendo male informato disinforma i suoi lettori. Ricapitoliamo i fatti. Durante una cena di reparto i medici e gli infermieri presenti si prendono vicendevolmente in giro “in ordine alle capacità/incapacità degli medici e degli infermieri di pronto soccorso di reperire accessi venosi” (così nei documenti dell’ufficio disciplinare dell’azienda sanitaria). Più esattamente erano gli infermieri a ironizzare sulle scarse capacità dei medici. Il tutto rilanciato, come di consuetudine oggi, sul social network whattsapp. Il giorno successivo vengono scritti messaggi sulla chat – chiamata “Amici di Maria” (il secondo nome del primario del pronto soccorso) – relativa a una finta gara su pazienti da parte di medici e infermieri. Le frasi sulla gara – ovviamente mai effettuata – erano frutto del clima scherzoso iniziato la sera prima e proseguito la mattina seguente. Continua

Anche i conviventi hanno diritto ai permessi mensili della legge 104

legge 104Articolo pubblicato su Quotidiano Sanità il 24 settembre 2016 dal titolo “Corte costituzionale. Anche i conviventi non sposati hanno diritto ai permessi mensili

La Corte costituzionale interviene – sentenza 23 settembre 2016, n. 213 – sui permessi della legge 104/1992 relativi all’assistenza alle persone disabili – handicappate per la vetusta terminologia della legge – con una decisione che permette la cessazione della discriminazione in relazione allo status di persona non sposata.
L’articolo 33, comma 3, della legge 104 limitava, infatti, la fruizione dei detti permessi mensili –in ragione di tre – ai coniugi, parenti o affini entro il secondo grado “ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti”.
Non era prevista la concessione dei permessi al “convivente more uxorio”. Con tale espressione, come è noto, si intende la condizione di due persone che convivono con una relazione affettiva stabile, come se fossero sposate, non avendo contratto matrimonio. Continua

Cosa cambia in sanità se passa il referendum costituzionale?

Cosa cambia in sanita Referendumreferendum noPubblicato in data odierna su Quotidiano sanità (http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=43044) con il titolo “Perchè ho deciso di votare NO al referendum costituzionale”. Il titolo è stato dato dalla testata on line e rispecchia parzialmente il contenuto dell’articolo che analizza le ripercussioni in sanità se passasse la conferma al referendum costituzionale.

I tormentati rapporti tra Stato e Regioni non trovano pace all’interno della Costituzione della Repubblica italiana e il dibattito tra centralismo e decentramento (se non federalismo) è diventato ormai una costante nel dibattito politico.
Le Regioni sono gli unici enti politici che hanno il potere – oltre al Parlamento e, per la decretazione di urgenza o per gli atti aventi valore di legge, il Governo – di emanare atti legislativi relativi al territorio di competenza.
I rapporti tra legislazione statale e regionale sono regolamentati, da sempre e nelle varie formulazioni, dall’articolo 117 della Costituzione attraverso, inizialmente, la sola “legislazione concorrente” e, dopo la riforma del 2001, anche attraverso l’individuazione di materie di legislazione esclusiva di Stato e Regioni.
Il legislatore costituzionale del 1948 attribuì allo Stato la competenza a legiferare in generale e attraverso l’articolo 117 individuò una serie di “materie” in cui le Regioni potevano emanare norme legislative “nei limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni”. (Leggi l’articolo in pdf Cosa cambia in sanita Referendumo prosegui) Continua

In otto punti le ragioni del NO al referendum costituzionale: presentazione di un ebook

copertina ebookDopo avere ampiamente riflettuto sulla riforma proposta dal Governo Renzi, dopo avere studiato attentamente i 47 articoli cambiati, dopo non avere capito alcuni passaggi importanti (sono in ottima compagnia visto che un maestro del diritto costituzionale, come Gustavo Zagrebelsky, dichiara di non averli capiti neanche lui) ho deciso di dare il mio contributo di conoscenza a chiunque voglia approfondire la tematica.

La riforma si presenta tecnicamente confusa, pasticciata, piena di sgrammaticature giuridiche. Politicamente si presenta come un disegno accentratore, ipercentralista e, financo, neoautoritario. Insieme alla legge elettorale c.d. Italicum si prefigura un sistema di forte compressione della rappresentanza democratica – i deputati saranno, in gran parte, nominati, mentre tutto il Senato sarà tutto nominato – e un forte spostamento dei poteri sul governo prefigurando una sorta di premierato surrettizio.

Ho scritto un libro – che in formato ebook è gratuito e qui scaricabile – che si intitola “In otto punti le ragioni del NO al Referendum costituzionale”, editato da perUnaltracittà. Schierarmi a favore della Costituzione e non del suo stravolgimento è stato di conseguenza.

Scarica l’ebook In-otto-punti-le-ragioni-del-NO-BENCI s

La sentenza del Tar del Lazio sull’obiezione di coscienza nei consultori e la paradossale proposta di estendere l’obiezione ai farmacisti

pillola giorno dopoPubblicato in data odierna su Quotidiano Sanità con il titolo Consultori.La sentenza del Tar e la paradossale richiesta di estendere l’obiezione di coscienza ai farmacisti http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=42498

In merito alla sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso dei medici obiettori e di alcune associazioni pro life e di cui ha dato notizia questo giornale http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=42281 e i commenti del presidente del Movimento per la Vita Gian Luigi Gigli sono necessarie alcune precisazioni.
Il ricorso è nato in seguito all’emanazione, da parte della Regione Lazio delle linee guida per le attività dei Consultori familiari da parte del decreto del Commissario ad Acta del 12 maggio 2014, n. U00152 nella parte in cui esclude, nei consultori familiari, l’obiezione di coscienza ex legge 194/1978.
Il decreto commissariale esclude l’obiezione in quanto riguarda “l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria della gravidanza” con la conseguenza che il “personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare IVG”. Continua