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Se c’è l’errore, la responsabilità è dell’équipe o del singolo professionista? Le “apparenti” contraddizioni della Cassazione

Pubblicato su Quotidiano sanità

L’esercizio professionale sanitario è sempre più caratterizzato dal lavoro di équipe, consistente nella presenza organizzata di più professionisti sanitari che agiscono contestualmente, contemporaneamente o con passaggi successivi e si caratterizza per la finalizzazione comune dell’agire professionale.
In questa, ormai prevalente tipologia di organizzazione (essendo ormai residuale l’attività professionale esercitata in forma singola e del tutto avulsa da una équipe), possiamo riscontrare:
a) l’équipe monoprofessionale (es. tutti medici);
b) l’équipe monoprofessionale e monospecialistica (es. tutti medici e della stessa specialità);
c) l’équipe monoprofessionale e plurispecialistica (es. tutti medici ma di diversa specialità)
d) l’équipe interprofessionale, composta dalla contemporanea presenza di più professionisti sanitari.

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Gli Stati Generali Fnomceo e le “nuove competenze” professionali

Pubblicato su Quotidiano sanità

La Fnomceo si prepara agli “Stati Generali” della professione medica con il dichiarato scopo di “cambiare passo” e di elaborare una vera e propria “Magna Carta” del medico.

Con l’espressione Stati Generali non credo che si voglia fare riferimento all’organismo di carattere consultivo pre-rivoluzione francese (non foss’altro perché espressione di un fallimento storico e di un sistema diseguale di voto), ma una generica espressione in uso nel mondo politico che sottintende a un consesso che preveda tutte le componenti della professione medica a riflettere sulla c.d. “Questione medica”. Si riscontra un precedente di questo appuntamento: la “Prima conferenza nazionale della professione medica” del giugno 2008 che venne definita, dall’allora presidente Amedeo Bianco, una sorta di Stati Generali. Ne ho ben memoria in quanto fui invitato a portare un contributo in una sessione dedicata ai rapporti tra le professioni che era coordinata da Luigi Arru, attuale assessore regionale della Regione Sardegna.
Per Stati Generali – pur non essendo stato chiarito fino in fondo – dovrebbe intendersi quindi un appuntamento congiunto tra istituzioni ordinistiche, rappresentanze scientifiche e sindacali della professione medica.
All’epoca, infatti, oltre alla Fnomceo, erano presenti tutte le maggiori società scientifiche e le sigle sindacali mediche.
La novità di questo appuntamento però ruota intorno a tesi precostituite per il dibattito denominate “100 tesi per discutere il medico del futuro” scritte da Ivan Cavicchi.
Il documento, decisamente corposo (oltre 300 pagine) è suddiviso in sei macro aree dove troviamo la summa di tutto quanto può interessare la riflessione della più antica delle professioni sanitarie.

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I 40 anni del Servizio sanitario nazionale

Il 23 dicembre 1978 veniva approvata la legge 833 che istituiva il Servizio sanitario nazionale. Sono passati 40 anni e il SSN è ancora li con una serie di gravi problemi dovuti al definanziamento, alla forte ingerenza della politica, alle pratiche aziendalistiche e a tanti altri fattori.

Il Servizio sanitario nazionale costituisce un vanto per il nostro Paese, una legge democratica, voluta in seguito a forti mobilitazioni sociali e che garantisce l’universalità delle prestazioni.

Deve essere difeso con forza in quanto non solo ha difeso la salute di milioni di cittadini (e non cittadini), ma anche presidio di civiltà.

Il dott. Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe ha scritto sul Sole 24 ore sanità una acuta, ironica e intelligente lettera a Babbo Natale sul compleanno del SSN e fa notare che non è stato previsto una celebrazione numismatica o filatelica. Condividiamo quindi il logo che lo stesso Gimbe ha creato.

IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE DEVE ESSERE DIFESO!

“La contenzione fisica non è un atto terapeutico”. La Cassazione sul caso “Mastrogiovanni”

Pubblicato su Quotidiano sanità

La vicenda di Franco Mastrogiovanni è giunta, dunque, alla conclusione.
Il “maestro più alto del mondo” era stato sottoposto nel 2009 a un trattamento sanitario obbligatorio, ricoverato in SPDC a Vallo della Lucania, viene prima sedato farmacologicamente (contenzione farmacologica) e successivamente anche meccanicamente, attraverso “fascette dotate di viti di fissaggio applicate ai quattro arti e fissate alle sbarre del letto”.
Mastrogiovanni non viene più liberato dalla contenzione e dopo oltre ottanta ore ne viene constatato il decesso. La causa di morte viene riscontrata in un edema polmonare.
Coinvolti come imputati  ben diciassette tra medici e infermieri per sequestro di persona (art. 605 cp), morte come conseguenza di altro reato (art. 586 cp) e, limitatamente ai medici, falso ideologico in atto pubblico (art. 479 cp).
In primo grado, il Tribunale di Vallo della Lucania condanna solo i medici; la Corte di appello di Salernoin condanna anche gli infermieri. La Cassazione ha sostanzialmente confermato l’impianto della sentenza di appello.
Vicenda complessa che ha avuto come particolarità la videogistrazione di tutto l’evento: il reparto, infatti, era dotato di un impianto di videosorveglianza e videoregistrazione che – in evidente contraddizione con la legge sulla privacy (di cui non si è discusso) – ha mostrato un eccezionale documento che ha permesso di ricostruire tutta la vicenda.
A livello mediatico si registra anche la presenza del film “87 ore” di Costanza Quatriglio. Continua

L’informazione al paziente non è più monopolio del medico

Pubblicato su Quotidiano sanità

L’informazione alla persona assistita e l’acquisizione del consenso ha acquisito una fondamentale importanza a partire dagli anni novanta dello scorso secolo.Nel 1998 nella Rivista di diritto delle professioni sanitarie Daniele Rodriguez scriveva un editoriale affrontando la titolarità dell’informazione alle attività sanitarie.
Dopo venti anni è giusto riproporsi la domanda dopo i cambiamenti normativi, professionali e culturali intercorsi.
L’informazione relativa ai dati di salute del paziente e a suoi familiari è tradizionalmente e storicamente demandata alla professione medica. Negli ultimi decenni ogni professione sanitaria ha acquisito però un proprio spazio di informazione e consenso all’attività sanitaria che cercheremo di puntualizzare e che ha creato e ripuntualizzato spazi esclusivi all’informazione medica, spazi condivisi tra il medico e le altre professioni sanitarie e spazi esclusivi di informazione e acquisizione del consenso da parte delle professioni sanitarie. Vedremo, poi in realtà, come il concetto di esclusività oggi ceda a fronte delle relazioni interprofessionali.
In questo articolo la dicitura “professioni sanitarie” rispetta la convenzione in uso, di carattere sociologico e non giuridico, con cui si intendono per tali tutte le professioni sanitarie diverse da quella medica. Continua

Il master in bioetica dell’Università di Torino

Maurizio Mori, Ordinario di Bioetica all’Università di Torino spiega le ragioni del master 

Non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo vediamo che la situazione socio-politico-culturale è in subbuglio. I fattori di questa nuova condizione sono molteplici e di non facile individuazione. I cambiamenti sono tanto repentini e così profondi da provocare un vero e proprio sconcerto, che a volte induce a pensare che tutto ciò sia causato dal passaggio dall’era dei Pesci a quella dell’Acquario…!

Restando ancorati a prospettive razionali, si può osservare che, oltre ai nuovi assetti geopolitici (Europa, Usa, Russia, Cina, India, Brasile, ecc.) e alle grandi migrazioni, alla base della questa situazione storica sta il nuovo ruolo assunto dalla tecnica: quasi in contemporanea e in interazione tra loro abbiamo assistito alle rivoluzioni informatica, telematica e robotica coniugate con la rivoluzione biomedica. L’effetto di questo mix è un profondo (e forse imprevisto) cambiamento di alcuni parametri della vita sociale tradizionalmente intesa. Continua

Esiste l’infermieristica legale e forense?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Premessa
Un tassello della legge Gelli, tra le varie inapplicazioni, è stato messo. A maggio scorso è stato stipulato un accordo tra la Federazione degli ordini dei medici, il Consiglio nazionale forense e il Consiglio superiore della magistratura.
Ricordiamo che l’articolo 15 della legge 24/17 ha stabilito un regime speciale per le consulenze tecniche d’ufficio e le perizie per i procedimenti giudiziari di responsabilità sanitaria.
Nei procedimenti civili e penali l’espletamento della consulenza tecnica e della perizia da parte dell’autorità giudiziaria – e solo dell’autorità giudiziaria – deve essere affidato a un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti della disciplina che “abbiano specifica e pratica conoscenza del procedimento” e che devono essere scelti tra gli iscritti agli albi.
Inoltre si stabilisce che in sede di revisione degli albi – di questi specifici albi circondariali e non degli albi degli ordini per intendersi – deve esse inserita “oltre a quella medico legale”, “un’idonea e adeguata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche, riferite a tutte le professioni sanitarie”. Continua

La chiusura dell’Istituto Camillianum. Colpevole di apertura al mondo laico?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Il dibattito bioetico trova da sempre una forte contrapposizione tra gli orientamenti laici e cattolici. Il dialogo tra questi due mondi è sempre stato difficile e problematico, quando talvolta impossibile. Valori morali di fondo diversi, analisi diverse, conclusioni agli antipodi. In questi ultimi anni, caratterizzati dal papato di Francesco, si erano registrate una serie di significative aperture verso il mondo laico.
Uno dei più autorevoli istituti universitari cattolici nel mondo, l’unico a occuparsi di teologia pastorale sanitaria, in questi anni ha operato un costante rapporto dialogico proprio con il mondo laico che è sfociato in un “documento di sintesi” su uno degli argomenti più caldi della contrapposizione laici/cattolici: la gestione umana della generazione e della riproduzione.
Vedere in un unico documento le firme di autorevoli studiosi cattolici – Palma Sgreccia, Elio Sgreccia e Francesco D’Agostino tra tutti – e autorevoli studiosi laici come Maurizio MoriPierluigi DonatelliDemetrio Neri e Emilio D’Orazio non può non colpire per novità e originalità di approfondimento. Continua

Pubblicato il nuovo decreto sulla privacy

Come da previsioni normative è stato emanato il nuovo decreto legislativo 101/2018 che adegua la normativa nazionale – il vecchio Codice della privacy recepito con il D. Lgs 196/2003 – con il Regolamento europeo entrato in vigore nel maggio scorso.

La materia diventa sempre più complessa e di non facile lettura. Per la sanità si riscontra la novità di non obbligatorietà dell’acquisizione del consenso scritto per il trattamento dei dati personali anche se pare non essere destinato a mutamenti significativi visto che per la comunicazione dei dati – a parenti o a persone significative – permane l’obbligo di consenso. Permane inoltre l’obbligo del consenso scritto quando i dati personali sono raccolti presso terzi (es. parenti). Questo obbligo non è però del tutto tassativo (la legge scrive “preferibilmente per iscritto”.
Non verrà quindi meno la modulistica ma soltanto cambierà la formulazione ivi contenuta.
Gli ex incaricati del trattamento – es. un medico, un infermiere o un qualsiasi altro esercente la professione sanitaria – si chiamano oggi “autorizzati”.
Sono previste diverse modalità semplificate di informazione per le strutture sanitarie.
A breve pubblicheremo un approfondimento analitico della disciplina.
Scarica il nuovo decreto legislativo Privacy nuovo codice 2018 non europeo 2

Vaccinazioni: dalla coercizione all’obbligo flessibile. Le debolezze dell’approccio muscolare

Pubblicato su Quotidiano sanità

Premessa
Le questioni vaccinali  continuano a fare discutere. Quello che stupisce è la continua confusione che viene operata tra le questioni medico-scientifiche e le politiche sanitarie legate alle vaccinazioni.
Viene spesso citata la frase di Roberto Burioni sull’antidemocraticità della scienza. Burioni, con lo stile perentorio che abbiamo imparato a conoscere, afferma senza mezzi termini che non è il comune cittadino che ha diritto di parola, ma solo “chi ha studiato”. L’affermazione è di per sé apodittica in quanto non spiega fino in fondo la complessità della questione e non distingue tra la parte scientifica vera e propria e l’utilizzo che la società decide di fare di questa.
La ricerca, lo studio, l’introduzione dei vaccini sono senza dubbio facenti parte del consesso scientifico e che in quell’ambito si collocano. Da questo punto di vista non vi è dubbio che la scienza non soggiace ai principi democratici della rappresentatività e della maggioranza.
Diverso è invece parlare di politiche sanitarie che non sono, come ben comprensibile, appannaggio degli scienziati.
Le politiche sanitarie non vengono sottratte alle scelte democratiche con la scusa della complessità tecnica, come spesso ripeteva Stefano Rodotà. Continua