Verso l’approvazione del ddl sulla responsabilità professionale sanitaria

Il Senato ha approvato il ddl Gelli sulla responsabilità professionale. Ora torna alla Camera in terza lettura. E’ comune opinione che venga approvata in poche settimane.
Ricordiamo i punti salienti:

  1. a) l’obbligatorietà del risk management in tutte le aziende;
  2. b) l’obbligatorietà di agire con le raccomandazioni previste dalle linee guida e dalle buone pratiche professionali;
  3. c) la parziale depenalizzazione dell’atto sanitario relativo all’imperizia;
  4. d) l’obbligatorietà della stipula di un’assicurazione obbligatoria anche per i professionisti sanitari dipendenti;
  5. e) il limite della “rivalsa” a tre annualità di retribuzione del professionista.

Daremo conto dell’approvazione definitiva da parte della Camera.

Scarica il ddl approvato dal Senato il giorno 11 gennaio 2017 ddl Gelli Senato 2017

Sul caso di Saronno: mia intervista a doctor33.it

saronnoRiporto una mia intervista rilasciata a Mauro Miserendino del quotidiano on line www.doctor33.it e che ha come titolo “Caso Saronno, il giurista: diversi comportamenti di medici e infermieri dipendenti da codici”

Il caso delle presunte morti “indotte” dagli amanti diabolici, medico e infermiera, a Saronno presenta risvolti penali e deontologici, investe anche vertici medici della struttura e interessa gli ordini professionali. Il Presidente dei collegi infermieristici Barbara Mangiacavalli ha depositato alla Procura di Busto Arsizio un atto d’intervento a tutela della collega che ha consentito di far luce sulla vicenda. Ora si ipotizzano fino a 35 morti “sospette”, per le quali il responsabile di ps dell’ospedale di Saronno Leonardo Cazzaniga è accusato con l’infermiera Laura Taroni. Continua

I tre giorni di permesso per assistere persone disabili non sono equiparabili alle ferie. Ma in ogni caso servono anche per far “riposare” chi ne usufruisce. La sentenza della Cassazione

104-immaginePubblicato su Quotidiano sanità

La Corte di Cassazione reinterviene (II sezione penale, sentenza 23 dicembre 2016, n. 3209) sulla natura dei permessi ex legge 104/1992 consistenti nel diritto del lavoratore pubblico o privato “che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado” a determinate condizioni di fruire “di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa”.
Il caso nasce da un’anomala modalità di fruizione dei tre giorni di permesso – nella specie viaggio all’estero con parenti (senza disabile) – che ha portato la lavoratrice alla condanna per truffa ex art. 640 codice penale.
L’interpretazione data dalla lavoratrice era relativa alla natura dei giorni di permesso retribuito, che a suo dire potevano essere fruiti come “tre giorni feriali di libertà”, con la finalità di consentire il recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore stesso. Leggi l’articolo in pdf104-immagine  legge-104-cassazione-quotidiano-s-2017 scarica la sentenza sentenza-cassazione-104-2016 Continua

Ancora sul caso Piludu. Interviene, citandomi, Daniele Rodriguez approfondendo il rapporto tra direttive e pianificazione anticipata delle cure

senza-titoloRiprendiamo l’articolo di approfondimento al mio intervento sul caso di Walter Piludu (vedi post precedente), del professor Daniele Rodriguez, ordinario di medicina legale all’Università di Padova e pubblicato su Quotidiano sanità dal titolo “Fine vita. Con il nuovo testo si potrà distinguere tra DAT e pianificazione anticipata delle cure”.

15 DIC – L’articolo di Luca Benci pubblicato in QS il 13 dicembre 2016 dal titolo significativo “Da Welby a Piludu. Com’è calata l’attenzione sul fine vita” merita di essere ripreso, perché il calo dell’attenzione riguarda soprattutto i mass media e lo spazio comunicativo che offre QS può essere utilizzato per condividere, con un ampio pubblico, contenuti ed idee utili per una sistematica ripresa delle tematiche connesse alle scelte di fine vita. Continua

Dal caso Welby al caso Piludu: l’evoluzione della giurisprudenza di merito sulla sospensione dei trattamenti vitali

piluduPubblicato su Quotidiano sanità in data odierna con il titolo: “Da Welby a Piludu come è calata l’attenzione sul fine vita”

Il Tribunale di Cagliari – ufficio del giudice tutelare – ha reso nota la motivazione del decreto del 16 luglio 2016 sul caso “Piludu” in merito alla sospensione alle cure.
Walter Piludu, persona nota e pubblica in Sardegna per il suo impegno politico e di amministratore, ha chiesto per il tramite dell’amministratore di sostegno il distacco “di tutti i presidi medici per il sostegno vitale”.
Piludu era affetto dal 2011 da sclerosi laterale amiotrofica, tracheotomizzato, sotto respiratore, portatore di peg con relativa alimentazione artificiale, affetto da sindrome da immobilizzazione muscolo scheletrica, si relazionava solo con un comunicatore acustico con comandi oculari. Piludu è stato descritto come persona capace di autodeterminarsi e di rendersi pienamente conto delle scelte e delle conseguenze aveva redatto un vero e proprio testamento biologico – in sentenza “scrittura privata contente le proprie determinazioni sul fine vita” – nel 2012 chiedendo la sospensione di una serie di attività sanitarie sulla sua persona avente come obiettivo il “prolungamento” della vita e che comprendevano: respirazione assistita, dialisi, rianimazione cardio-polmonare, interventi chirurgici, trasfusioni sanguigne, terapia antibiotica, alimentazione in ogni sua forma naturale o artificiale incluse le soluzioni glucosate. In alternativa aveva chiesto la “sedazione terminale”. Continua

La riforma Madia, la Corte costituzionale e il referendum

madiaPubblicato su Quotidiano Sanità in data 27 novembre 2016

La Corte costituzionale – sentenza 9 settembre 2016, n. 251 – ha statuito l’illegittimità costituzionale di buona parte della c.d. “riforma Madia”: legge 7 agosto 2015, n. 124 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”. Trattasi quindi di classica legge delega che trasferisce al Governo l’onere di legiferare, attraverso l’emanazione di decreti legislativi, entro un certo periodo di tempo, per regolamentare una serie di materie.
La riforma Madia non ha, infatti, un contenuto strettamente omogeneo e interviene in vari campi come la “carta digitale”, la semplificazione di alcuni procedimenti, alcune norme sull’organizzazione dello Stato, le Camere di commercio e altri provvedimenti. Per quanto ci riguarda, di particolare interesse e, oggetto di censura da parte della Suprema Corte, troviamo le norme sulla dirigenza sanitaria apicale e le norme sul pubblico impiego. Continua

Le sanzioni contro i medici di Bologna. Una sconfitta per tutti

bolognaPubblicata su Quotidiano Sanità in data odierna 

L’Ordine dei medici di Bologna, con un inspiegabile ritardo, rende pubblica (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=44586) la motivazione di sospensione a nove medici della locale azienda sanitaria, rei di avere violato una serie di disposizioni deontologiche, per avere contribuito a stilare protocolli all’interno del sistema di emergenza extra-ospedaliera c.d. 118. Il ritardo era dovuto, si sosteneva, alla non definitività della sanzione irrogata, dato che i medici coinvolti avevano proposto ricorso per “appello” alla Commissione centrale per le professioni sanitarie. Nonostante il ricorso non sia stato discusso, oggi vengono finalmente rese note le motivazioni, facendo cadere le pretestuali ragioni per cui non venivano rese note prima.
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“Lei ha una qualifica medica o infermieristica?” “Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

daniel blakeLei ha una qualifica medica?”
“Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

 “Lei ha una qualifica medica o infermieristica?”
“Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

 “Lei è un medico o un infermiere?”
“Sono una professionista sanitaria incaricata dal Governo”

 

L’incipit (tale si tratta) di I Daniel Blake dell’ultima fatica di Ken Loach ci fa immediatamente presagire quale deriva possa prendere la distruzione del welfare novecentesco. Quando una malattia impedisce di lavorare il malato  si scontra con la riduzione del welfare ammantato da tecnocrazia, call centre e linguaggio che non può essere compreso dai non addetti ai lavori.
Unica nota di positività la solidarietà tra i non garantiti della società.
Il finale del film di Loach è, come il regista ci ha ormai abituato, senza speranza. Come in Paul, Mick e gli altri non c’è rosa nel futuro e questo segna la differenza del neorealismo italiano degli anni cinquanta.
L’happy ending non è certo nelle corde dell’indomito regista inglese. I Daniel Blake contiene un finale che commuove e indigna. La rivendicazione della dignità umana non potrebbe essere più alta.
Gli spettatori escono arricchiti e consapevoli dei guasti del sistema che provocano le politiche liberiste dei tories – inglesi – apertamente attaccati da Loach – che in Italia numerosi epigoni perseguono.
Un film da vedere.

L’obbligo del medico di visitare il paziente al pronto soccorso secondo la Cassazione

triagePubblicato in data odierna su Quotidiano sanità con il titolo “Cassazione.Il medico del pronto soccorso è comunque obbligato a visitare il paziente. A prescindere dalle sue condizioni di salute http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=44077

La Corte di cassazione – VI sezione penale, sentenza 5 luglio 2016 (depositata il 29 settembre), n. 40753 – interviene sulla problematica relativa al diritto del paziente all’interno di un pronto soccorso di essere visitato e dell’obbligo del medico di visitarlo approfondendo i rapporti tra il triage e la prestazione di pronto soccorso vera e propria. In altre parole potremo domandarci se un paziente, una volta effettuato il triage, possa vedersi differita la prestazione per decisione discrezionale del medico di pronto soccorso non impegnato in altre urgenze.
Procediamo per gradi analizzando prima la vicenda processuale e andando poi al relativo commento.

Il fatto e la vicenda processuale
Una signora si presenta al pronto soccorso alle 4,30 del mattino lamentando un dolore al braccio sinistro con un intensità pari a 9 (nella scala da 1 a 10) a seguito di una caduta accidentale. L’infermiera del triage gli attribuisce un codice verde.
La stessa infermiera chiama il medico – è un piccolo pronto soccorso – che si era recato a riposare. Il medico risponde dando indicazione verbale di somministrazione di un antidolorifico, ritiene di non procedere a visita e demanda all’infermiera la comunicazione con la paziente chiedendogli di rimanere al pronto soccorso fino alle ore otto per effettuare controlli radiografici. In quel momento al pronto soccorso non c’erano altri pazienti e il medico di guardia aveva terminato l’ultima visita alle ore 3.
La paziente torna a casa e si ripresenta alle ore otto in pronto soccorso dove viene visitata da altro medico e alle ore 10 le veniva eseguita la radiografia con la quale gli veniva diagnosticata una frattura scomposta dell’omero sinistro. Il giorno successivo veniva operata.
Nei primi due gradi di giudizio il medico viene condannato per rifiuto di atti d’ufficio. Continua a leggere o scarica l’articolo in pdf Medico rifiuto di atti d’ufficio BENCI Continua

La “gara degli aghi” e gli altri “Amici di Maria”. Risposta a Gian Antonio Stella

stella 2stella 1Sul Corriere della Sera di oggi il famoso giornalista Gian Antonio Stella interviene sulla vicenda della mai effettuata “gara degli aghi” e su cui ero già intervenuto (http://www.lucabenci.it/?p=2450). Con questo intervento su Quotidiano Sanità rispondo alle gravi inesattezze del giornalista vicentino. Il titolo messo da Quotidiano sanità: “Anche Stella è un amico di Maria?”

Gentile direttore,

oggi nella prima pagina del Corriere della Sera – e da ieri sera su Corriere.it (http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_26/gara-infermieri-chi-usa-aghi-grossi-punito-medico-che-denuncio-03e44d62-835c-11e6-879e-4c7914542a03.shtml) – troviamo un articolo a firma di uno dei giornalisti di punta della testata, Gian Antonio Stella, dal titolo “Il gioco degli aghi, punito chi denunciò” e come sottotitolo (giornalisticamente “sommario”) “Vicenza, sospeso il primario che svelò gli scherzi di medici e infermieri a danno dei malati”.

Il fatto è noto ai lettori di Quotidiano sanità in quanto, io stesso, ero intervenuto con un contributo dal titolo “Lo strano caso degli ‘Amici di Maria’. Ma è lecito scherzare sui pazienti? Ecco i verbali dell’Asl di Vicenza dopo lo scandalo della presenta gara delle cannule” (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=39207).

Stella scrive non avendo letto le carte. Essendo male informato disinforma i suoi lettori. Ricapitoliamo i fatti. Durante una cena di reparto i medici e gli infermieri presenti si prendono vicendevolmente in giro “in ordine alle capacità/incapacità degli medici e degli infermieri di pronto soccorso di reperire accessi venosi” (così nei documenti dell’ufficio disciplinare dell’azienda sanitaria). Più esattamente erano gli infermieri a ironizzare sulle scarse capacità dei medici. Il tutto rilanciato, come di consuetudine oggi, sul social network whattsapp. Il giorno successivo vengono scritti messaggi sulla chat – chiamata “Amici di Maria” (il secondo nome del primario del pronto soccorso) – relativa a una finta gara su pazienti da parte di medici e infermieri. Le frasi sulla gara – ovviamente mai effettuata – erano frutto del clima scherzoso iniziato la sera prima e proseguito la mattina seguente. Continua