Cassazione. Il medico sbaglia dosaggio del farmaco e il paziente muore. Responsabile anche l’infermiera che glielo ha somministrato senza accorgersi dell’errore nella prescrizione

cloruro di potassioPubblicato su Quotidiano Sanità in data odierna http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=40046

La Corte di cassazione (III sezione civile, sentenza 12 aprile 2016, n. 7106) interviene per l’ennesima volta sulla responsabilità di equipe con particolare riferimento al rapporto medico-infermiere con una interessante sentenza destinata a fare discutere, ma che oramai si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato, relativo a una responsabilità condivisa nella duplice attività di prescrizione/somministrazione di farmaci. Continua

Al professionista in pronta disponibilità (attiva) spetta un giorno di riposo settimanale senza sua richiesta

reperibilit okPubblicato in data odierna su Quotidiano Sanità http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=39695

 

La Corte di cassazione (sezione lavoro, sentenza 18 marzo 2016, n. 5465) torna sull’annoso problema interpretativo della pronta disponibilità con un inquadramento e delle puntualizzazioni probabilmente definitive a normativa vigente.
Il casus belli nasce all’interno del contratto collettivo nazionale della dirigenza medica del 2005 ma le considerazioni valgono, come per stessa ammissione della Suprema Corte, anche per il contratto del comparto vista la pressoché totale sovrapposizione di norme.
Come è noto la pronta disponibilità è un istituto contrattuale che prevede l’immediata reperibilità del dipendente e del dirigente non seguito da chiamata – per la giurisprudenza “pronta disponibilità passiva” – e, in caso di chiamata – per la giurisprudenza “pronta disponibilità attiva” – nell’obbligo di recarsi al posto di lavoro a rendere la prestazione lavorativa nel più breve tempo possibile secondo accordi da definirsi in sede locale.
Inoltre i contratti stabiliscono che in caso di chiamata il lavoro può essere retribuito come straordinario o essere fruito come recupero orario. Infine, nel caso in cui la chiamata (in pronta disponibilità attiva), avvenga nel giorno di riposo settimanale al lavoratore “spetta” un giorno di riposo compensativo nella settimana successiva “senza riduzione del debito orario”. Quindi in caso di chiamata nel giorno festivo o nel giorno libero settimanale la settimana successiva il lavoratore ha diritto a un giorno di riposo mantenendo però l’obbligo complessivo del “debito orario” settimanale di 36 o 38 ore a seconda della tipologia contrattuale. Scarica l’articolo in pdf Cassazione reperibilita sito oko continua a leggere  Scarica la sentenza Cassazione reperibilita 2016 Continua

Osteopatia e Chiropratica Le norme ad professionem del Senato

Pubblicato in data odierna su Quotidiano Sanità http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=39502

 

chiropratica immagine

 

 

Premessa
Nei convulsi anni novanta dello scorso secolo sono proliferate una serie numerosa di professioni sanitarie molte delle quali, del tutto verosimilmente, potevano essere ricondotte a processi unitari.
Qualcuno, all’epoca, definì un ufficio del ministero della sanità una sorta di “profilificio”: in pochissimi anni furono definite, come è noto, ben 22 professioni sanitarie.
Dal 1994 in poi, in relazione alla previsione normativa che attribuiva al ministero il compito di individuare “con proprio decreto le figure da formare e i relativi profili”, furono approvate le relative professioni.
Furono sostanzialmente “fotografate” le figure esistenti e strutturate con profilo e formazione universitaria e furono riconosciuti i percorsi precedenti. Si trattava – e si tratta – di professioni “storiche” dei servizi sanitari e presenti nei servizi. Il percorso è stato poi lineare: individuazione del profilo, omogeneizzazione del percorso attraverso la formazione universitaria e successivo loro inquadramento all’interno della “legge quadro” 42/99.

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Carlo Palermo (Anaao Assomed) risponde al mio articolo sull’orario di lavoro

Carlo Palermo (vice segretario nazionale Anaao Assomed) risponde in data odierna (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=39252)  al mio articolo sull’orario di lavoro pubblicato su Quotidiano sanità del 31 marzo e riportato anche su questo sito (scaricalo impaginato in pdf Articolo 11 ore BENCI)

L’articolo di Luca Benci su Quotidiano Sanità del 31 marzo scorso ha l’indubbio merito di aprire un confronto relativamente all’interpretazione delle norme giuridiche che regolano il “riposo europeo” e alla loro ricaduta sull’organizzazione concreta del lavoro in ambito sanitario. Lo fa, e non poteva essere altrimenti, dal punto di vista del giurista, si potrebbe dire “in punta di diritto”, ma con una particolare attenzione alle conseguenze sulla sicurezza delle cure.
Chi opera quotidianamente in una corsia di ospedale e si interessa di sindacato deve avere un’ottica per forza diversa. Non si tratta di analizzare scientificamente i testi e di commentare le tesi della dottrina giuridica. Partendo comunque da questo retroterra culturale, deve analizzare le interpretazioni, anche quelle derogatorie, valutandone i riflessi sui modelli organizzativi e sulla sicurezza dei pazienti, la compatibilità con i contratti e con il diritto dei lavoratori ad una vita sociale e familiare soddisfacente, non dimenticando i riflessi finanziari, proponendo soluzioni pragmatiche ma sempre rispettose dei principi generali. Continua

Lo strano caso degli “Amici di Maria” e della gara tra medici e infermieri a chi inserisce l’ago in vena più grosso

immagine amici di mariaPubblicato su Quotidiano Sanità in data odierna con il titolo  “Lo strano caso degli “Amici di Maria”. Ma è lecito scherzare sui pazienti? Ecco i verbali dell’Asl di Vicenza dopo lo scandalo della presunta gara delle cannule” http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=39207

La problematica della casistica sul “dolo professionale” su cui ero recentemente intervenuto si arricchisce – apparentemente come vedremo – di un nuovo grave caso reso noto dalla stampa di questi giorni.
Sui giornali a edizione cartacea (Corriere Veneto e Giornale di Vicenza) ripresi poi da numerosi giornali versione on line, compreso Quotidiano Sanità che ha seguito la vicenda lo scorso 28 aprile e poi il 29 aprile,  sono state riportate notizie inquietanti legate a una supposta gara tra chi inseriva aghi di maggiore calibro ai pazienti del pronto soccorso di Vicenza svoltasi tra medici e infermieri.
Il Giornale di Vicenza il 28 aprile titola a piena pagina: “Vicenza, scherzi sulla pelle dei malati” con relativo sottotitolo “Alcuni medici e infermieri del pronto soccorso organizzavano gare su chi inseriva aghi più grossi”. All’interno si legge “Follia al pronto soccorso: ‘una gara per infilare le cannule più dolorose”. Lo stesso Giornale di Vicenza, nell’edizione del primo maggio, riferendosi a medici e infermieri li definisce “compagni di merende” evocando, addirittura quindi, la sanguinosa vicenda del mostro di Firenze che ha causato molti morti e mutilazioni di cadaveri.

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Convegno nazionale sulla Malpractice volontaria
I casi di dolo professionale
Da Bolzaneto a Lugo di Romagna a Piombino

malpractice immagine okI recenti arresti di decine di operatori sanitari nelle Rsa, nelle residenze protette, la recente condanna Benci MALPRACTICE
all’ergastolo dell’infermiera di Lugo di Romagna, la vicenda (non chiarissima, visti gli ultimi sviluppi) di Piombino si sommano agli altri casi che vengono definiti di “dolo professionale”. Non versiamo più nella condizione della “colpa professionale” in cui si imputa al professionista di avere commesso un errore e di avere causato dei danni per “negligenza imperizia e imprudenza”.
I reati che vengono contestati sono numerosi e fanno impressione: omicidio volontario, omicidio preterintenzionale, sequestro di persona, lesioni personali, abbandono di incapace e altri.
Riteniamo che sia necessaria una riflessione che analizzi questa serie di episodi. La domanda di fondo che ci si pone è la seguente: i casi di dolo professionale sono da considerarsi episodi ascrivibili alla pura delinquenza da “camici bianchi” o vi sono – quanto meno in taluni casi – condizioni predisponenti dalla stessa organizzazione del lavoro che inducono questi comportamenti abnormi. In altre parole le difficili condizioni di lavoro, i turni stressanti, il lavoro ripetitivo possono favorire l’insorgenza di comportamenti dolosi? Le organizzazioni hanno sistemi di autodifesa dai comportamenti devianti di carattere criminale?

Per questo motivo organizziamo una giornata di riflessione il 24 maggio a Firenze. Tra i relatori Roberto Anchisi (psicologo, Università di Parma), Tonino Aceti (Cittadinanza attiva – Tribunale dei diritti del malato), Giulio Arcangeli (medico del lavoro, Università di Firenze), Alessandro Ghirardini (Istituto superiore di sanità), Roberta Mazzoni (dirigente infermieristica, Azienda sanitaria della Romagna), Marco Geddes (medico esperto di organizzazione sanitaria), Edoardo Majno (direttore della programmazione, area vasta nord ovest Toscana), Adele Schirru (Vicepresidente della Federazione nazionale Collegi Ipasvi) e un rappresentante della Federazione nazionale degli ordini dei medici (invitato-da confermare).

Scarica la locandina Benci_MALPRACTICE

La risposta dei sindacalisti della Cimo alle mie precisazioni

cimoNell’articolo postato sotto avevo operato delle precisazioni sull’espressione “Esercente la professione sanitaria” nella normativa vigente in riferimento a una lettera inviata a Quotidiano Sanità, a firma congiunta, dal dottor Riccardo Spampinato e Giuseppe Bonsignore, rispettivamente segretario regionale (Sicilia) e aziendale (Villa Sofia) della Cimo. Ieri hanno replicato al mio scritto. Pubblico la loro risposta postata su QS dal titolo “Caro Benci, il medico è sotto attacco. Norme o non norme” http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=38242

4 APRGentile Direttore,
da fine giurista qual è, il Prof. Benci si è lanciato in una dissertazione tecnicamente corretta, esaminando però soltanto una parte di quanto da noi affermato e finendo col perdere di vista il quadro generale, che è quello da noi segnalato e condiviso da tanti colleghi, dell’inarrestabile processo di svalutazione della figura del medico e della sua professione. Inoltre, alcuni riferimenti presenti nel nostro articolo erano chiaramente provocatori e andrebbero analizzati, non facendo l’analisi logica o andando alla ricerca di una verità storica, ma nella loro appropriata collocazione e con la giusta misura.
Nel suo scritto Benci dice giustamente che già nel Decreto Balduzzi del 2012 era presente all’art. 3 la locuzione “esercente la professione sanitaria”, omettendo però di rilevare che all’art. 1 del medesimo decreto legge si fa riferimento espressamente ai medici, agli infermieri, alle professionalità ostetriche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale. Quindi si riconoscono le specificità di tutte le figure coinvolte nel complesso processo dell’assistenza sanitaria. Nel ddl Gelli no.
Anche il riferimento di Benci al Testo Unico delle Leggi Sanitarie del 1934 è parziale, dal momento che ripetutamente si trovano citati medici, infermieri, ostetriche e tecnici. Semmai in quel testo si ritrova la frase “esercente la professione di medico-chirurgo” ben diversa da quella da noi criticata e, in ogni caso, vengono citati tutti i soggetti a pieno titolo coinvolti nelle varie discipline sanitarie. Nel ddl Gelli no. Continua

Il medico è un “professionista sanitario”

medicoPubblicato su Quotidiano Sanità in data 2 aprile 2016, nelle “Lettere al direttore” in risposta a due sindacalisti medici della Cimo sull’espressione “Esercente la professione sanitaria” http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=38207

 

Gentile direttore,
sono rimasto veramente perplesso di fronte alla lettura del grido di dolore “Chi e perché vuole toglierci il diritto di chiamarci medico” (http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=38200) di Riccardo Spampinato e Giuseppe Bonsignore.
Gli autori, sindacalisti medici di una importante sigla della dirigenza medica come la Cimo, lamentano che nel recente ddl Gelli sia stata coniata l’espressione “esercente la professione sanitaria” e paragona questa espressione a una ipotetico “esercente la professione scolastica” in cui includere “preside, insegnanti, amministrativi e bidelli”. Continua

Le 11 ore di riposo giornaliero: ambito, criticità e rapporto con gli istituti contrattuali

riposo giornaliero immaginePubblicato su Quotidiano Sanità il giorno http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=38103 il giorno 31 marzo 2016 con il titolo “Undici ore di riposo giornaliero. Più facile a dirsi che a farsi”.

La questione delle 11 ore di riposo giornaliero ha presentato, in questi primi mesi, una evidente criticità nell’applicazione. Appare ormai evidente che, nonostante le promesse di assunzioni di “tremila medici e tremila infermieri” promesse dalle slides governative, il personale non aumenterà.
Proviamo a fare il punto della situazione delle applicazioni e delle criticità che sono emerse in questi primissimi mesi.
Il riposo giornaliero delle 11 ore è previsto, senza deroghe oggi, dall’articolo 7 del D. Lgs 66/2003 che recita testualmente:
“Ferma restando la durata normale dell’orario settimanale, il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità”. Scarica il pdf Articolo 11 ore BENCI o continua a leggere Continua