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Pubblicato il nuovo decreto sulla privacy

Come da previsioni normative è stato emanato il nuovo decreto legislativo 101/2018 che adegua la normativa nazionale – il vecchio Codice della privacy recepito con il D. Lgs 196/2003 – con il Regolamento europeo entrato in vigore nel maggio scorso.

La materia diventa sempre più complessa e di non facile lettura. Per la sanità si riscontra la novità di non obbligatorietà dell’acquisizione del consenso scritto per il trattamento dei dati personali anche se pare non essere destinato a mutamenti significativi visto che per la comunicazione dei dati – a parenti o a persone significative – permane l’obbligo di consenso. Permane inoltre l’obbligo del consenso scritto quando i dati personali sono raccolti presso terzi (es. parenti). Questo obbligo non è però del tutto tassativo (la legge scrive “preferibilmente per iscritto”.
Non verrà quindi meno la modulistica ma soltanto cambierà la formulazione ivi contenuta.
Gli ex incaricati del trattamento – es. un medico, un infermiere o un qualsiasi altro esercente la professione sanitaria – si chiamano oggi “autorizzati”.
Sono previste diverse modalità semplificate di informazione per le strutture sanitarie.
A breve pubblicheremo un approfondimento analitico della disciplina.
Scarica il nuovo decreto legislativo Privacy nuovo codice 2018 non europeo 2

Vaccinazioni: dalla coercizione all’obbligo flessibile. Le debolezze dell’approccio muscolare

Pubblicato su Quotidiano sanità

Premessa
Le questioni vaccinali  continuano a fare discutere. Quello che stupisce è la continua confusione che viene operata tra le questioni medico-scientifiche e le politiche sanitarie legate alle vaccinazioni.
Viene spesso citata la frase di Roberto Burioni sull’antidemocraticità della scienza. Burioni, con lo stile perentorio che abbiamo imparato a conoscere, afferma senza mezzi termini che non è il comune cittadino che ha diritto di parola, ma solo “chi ha studiato”. L’affermazione è di per sé apodittica in quanto non spiega fino in fondo la complessità della questione e non distingue tra la parte scientifica vera e propria e l’utilizzo che la società decide di fare di questa.
La ricerca, lo studio, l’introduzione dei vaccini sono senza dubbio facenti parte del consesso scientifico e che in quell’ambito si collocano. Da questo punto di vista non vi è dubbio che la scienza non soggiace ai principi democratici della rappresentatività e della maggioranza.
Diverso è invece parlare di politiche sanitarie che non sono, come ben comprensibile, appannaggio degli scienziati.
Le politiche sanitarie non vengono sottratte alle scelte democratiche con la scusa della complessità tecnica, come spesso ripeteva Stefano Rodotà. Continua

GENOVA PER NOI

I gravissimi fatti di Genova ci hanno posto il dilemma sulla conferma o meno dell’evento formativo che era stato programmato per il 19 settembre. Cogliendo anche l’invito fatto dalla autorità locali a “non dimenticare Genova”, a visitarla e farla vivere abbiamo confermato l’evento abbassando significativamente la quota di iscrizione al fine di favorirne la partecipazione. Il costo – 25 euro –  serve solo a coprire le spese vive del corso stesso: accreditamento, sala, segreteria.

Libri, trattamenti sanitari coercitivi e polemiche

Su Quotidiano sanità  il dottor Gianni Porro, medico psichiatra, in una lettera al direttore, intitolata “Benci e i medici”  ironizza con il sottoscritto e contesta alcune affermazioni riportate nel mio articolo di commento alla sentenza di condanna del Tribunale di Termini Imerese nei confronti di un medico che ha imposto una trasfusione coattiva a un paziente dissenziente.

Qui di seguito la mia risposta, sempre pubblicata sulla stessa testata online dal titolo
Io, i medici, il dottor Porro e una libreria piena di libri.

Gentile direttore,
vengo chiamato in causa dal dottor Gianni Porro dalle colonne di questo giornale su un mio articolo recentemente pubblicato di commento a una sentenza che ha visto la condanna per violenza privata nei confronti di un medico che ha imposto una trasfusione a una paziente dissenziente. Prima di rispondere nel merito preciso che non formulerò critiche personali, non solo perché non è mio costume farlo, ma anche perché non conosco il dottor Porro. Continua

La guida dell’Inps per la certificazione di malattia per i lavoratori pubblici e privati

L’Inps ha pubblicato una guida riassuntiva di tutti gli adempimenti, di tutti i diritti e i doveri dei lavoratori in malattia nel settore pubblico e privato. La normativa in questi anni è cambiata numerose volte a partire dall’introduzione del sistema di certificazione telematica e dalla differenziazione – inspiegabile in realtà – tra il settore pubblico e privato.

Una guida, non particolarmente approfondita, ma comunque utile.

Scarica la guida Guida Inps malattia 2

Se il medico è un mandante e l’infermiere è un esecutore

Pubblicato su Quotidiano sanità

Un primario di un ospedale siciliano – direttore di unità complessa di chirurgia – è stato condannato per violenza privata per avere imposto una trasfusione di sangue a una paziente aderente alla Confessione dei Testimoni di Geova.
Colpiscono molto le motivazioni del Tribunale di Termini Imerese – sentenza 30 maggio 2018, n. 465 – dove, a proposito della decisione di procedere a un atto sanitario coattivo senza il preventivo consenso, afferma che il medico ha agito come “mandante”. L’esecuzione della trasfusione è stata affidata a due infermieri.
La vicenda clinica che si è strutturata, è decisamente articolata e la ricostruiamo, ai fini della comprensione del caso, in forma succinta.

 Il fatto
Una giovane donna di 25 anni, alla tredicesima settimana di gravidanza, viene ricoverata nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Termini Imerese con diagnosi di “minaccia di aborto. Iperemesi gravidica. Squilibrio elettrolitico”.
Nel corso del ricovero viene ripristinato l’equilibrio idroelettrolitico della gestante, verificato l’accrescimento del feto e riscontrato turbe psichiche, verosimilmente su problematiche organiche e non necessitanti di terapia farmacologica.
Dopo una settimana, ristabilita l’omeostasi organica, la paziente viene dimessa. A otto giorni dalla dimissione viene di nuovo ricoverata per l’insorgenza di una sintomatologia caratterizzata da “vomito e dolore addominale a cintura nella regione dell’ipocondrio destro”. Continua

Il ministro Bongiorno e il brunettismo senza Brunetta

Pubblicato su Quotidiano sanità

Pensavamo che esistesse, in politica, il berlusconismo senza Berlusconi. Se ne è parlato per anni e, negli ultimi tempi, si discuteva del renzismo senza Renzi. Non potevamo sospettare che, l’influenza di un politico e le linee ispiratrici della sua azione, fossero più duraturi in un piccolo ministero senza portafoglio, l’attuale ministero della pubblica amministrazione.
Constatiamo dunque che esiste il “brunettismo” senza Brunetta. Si intende per tale quella politica e quelle politiche caratterizzate da una azione tesa a risolvere gli annosi problemi del pubblico impiego additando come responsabili gli stessi pubblici dipendenti, variamente etichettati. La tendenza era già chiara da tempo ma adesso ne abbiamo avuto un’ulteriore e duratura conferma. Continua

La prescrizione e la somministrazione dei farmaci: responsabilità giuridica e deontologica

Mettiamo in distribuzione gratuita in formato ebook (pdf) la seconda edizione del volume sulla responsabilità sulla prescrizione e la somministrazione dei farmaci.

Questa edizione è del 2014, ma in grandissima parte è ancora attualissima.

Buona lettura.

 

Prescrizione farmaci libro II edizione BENCI

 

Aborto. Su cosa hanno votato realmente in Irlanda

Hanno abrogato il terzo comma dell’articolo 40 della Costituzione che poneva sullo stesso piano il diritto alla vita del nascituro al diritto della vita della madre. “Lo Stato riconosce il diritto alla vita del nascituro e, con il debito riguardo al pari diritto alla vita della madre, garantisce con le sue leggi il rispetto e, per quanto possibile, la tutela e l’azionabilità di tale diritto. Ricordiamo che la Corte costituzionale italiana aveva fatto venire meno l’equipollenza nel 1975. Gli irlandesi, però, nella Costituzione avevano successivamente inserito il diritto delle donne irlandesi di abortire all’estero. Sembra pazzesco ma è così. Infatti non vi era preclusione all’immigrazione in Inghilterra. Si leggeva, sempre nella Costituzione, che lo Stato”non pone limiti alla libertà di ottenere o di rendere disponile nello Stato, nel rispetto delle condizioni fissate dalla legge, le informazioni relative ai servizi lecitamente disponibili in un altro Stato. Si a migrare per abortire ma non ad abortire in Irlanda. Gli irlandesi hanno scritto una pagina di civiltà.

Aborto. La storia della 194. Una legge non perfetta, ma degna di un paese civile

Pubblicato su Quotidiano Sanità 

Ricorrono in data odierna i 40 anni della legge 194/78

Si celebrano i quaranta anni della legge sull’aborto denominato “interruzione volontaria della gravidanza”. Legge importante perché ha sancito un cambiamento culturale importante sul tema della sessualità e dell’autodeterminazione in merito alle scelte procreative delle donne. Ricordiamo la situazione precedente dominata dalla clandestinità delle pratiche abortive.
Fino al 1978, l’interruzione volontaria della gravidanza era considerata un reato. Nel “codice Rocco” erano previsti una serie di reati tra cui “l’aborto di donna consenziente”, l’aborto di donna “non consenziente”, “l’autoprocurato aborto” e la “istigazione all’aborto”. Del tutto in linea con la concezione culturale dell’epoca era l’attenuante della “causa d’onore” che permetteva la diminuzione delle pene per chi commetteva i reati previsti per l’aborto per “salvare l’onore proprio o quello di un prossimo congiunto”. In questo caso le pene venivano diminuite dalla metà ai due terzi.
Ricordiamo che il codice penale puniva il “procurato aborto” secondo il linguaggio dell’epoca o, secondo il linguaggio del codice, l’aborto di donna consenziente: le sanzioni erano sia chi cagionava l’aborto sia la donna che consentiva l’aborto. Nel 1975 la Corte costituzionale depenalizzò il c.d. aborto terapeutico stabilendo che non poteva esistere “equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare”. Continua