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Il ministro Bongiorno e il brunettismo senza Brunetta

Pubblicato su Quotidiano sanità

Pensavamo che esistesse, in politica, il berlusconismo senza Berlusconi. Se ne è parlato per anni e, negli ultimi tempi, si discuteva del renzismo senza Renzi. Non potevamo sospettare che, l’influenza di un politico e le linee ispiratrici della sua azione, fossero più duraturi in un piccolo ministero senza portafoglio, l’attuale ministero della pubblica amministrazione.
Constatiamo dunque che esiste il “brunettismo” senza Brunetta. Si intende per tale quella politica e quelle politiche caratterizzate da una azione tesa a risolvere gli annosi problemi del pubblico impiego additando come responsabili gli stessi pubblici dipendenti, variamente etichettati. La tendenza era già chiara da tempo ma adesso ne abbiamo avuto un’ulteriore e duratura conferma. Continua

La prescrizione e la somministrazione dei farmaci: responsabilità giuridica e deontologica

Mettiamo in distribuzione gratuita in formato ebook (pdf) la seconda edizione del volume sulla responsabilità sulla prescrizione e la somministrazione dei farmaci.

Questa edizione è del 2014, ma in grandissima parte è ancora attualissima.

Buona lettura.

 

Prescrizione farmaci libro II edizione BENCI

 

Aborto. Su cosa hanno votato realmente in Irlanda

Hanno abrogato il terzo comma dell’articolo 40 della Costituzione che poneva sullo stesso piano il diritto alla vita del nascituro al diritto della vita della madre. “Lo Stato riconosce il diritto alla vita del nascituro e, con il debito riguardo al pari diritto alla vita della madre, garantisce con le sue leggi il rispetto e, per quanto possibile, la tutela e l’azionabilità di tale diritto. Ricordiamo che la Corte costituzionale italiana aveva fatto venire meno l’equipollenza nel 1975. Gli irlandesi, però, nella Costituzione avevano successivamente inserito il diritto delle donne irlandesi di abortire all’estero. Sembra pazzesco ma è così. Infatti non vi era preclusione all’immigrazione in Inghilterra. Si leggeva, sempre nella Costituzione, che lo Stato”non pone limiti alla libertà di ottenere o di rendere disponile nello Stato, nel rispetto delle condizioni fissate dalla legge, le informazioni relative ai servizi lecitamente disponibili in un altro Stato. Si a migrare per abortire ma non ad abortire in Irlanda. Gli irlandesi hanno scritto una pagina di civiltà.

Aborto. La storia della 194. Una legge non perfetta, ma degna di un paese civile

Pubblicato su Quotidiano Sanità 

Ricorrono in data odierna i 40 anni della legge 194/78

Si celebrano i quaranta anni della legge sull’aborto denominato “interruzione volontaria della gravidanza”. Legge importante perché ha sancito un cambiamento culturale importante sul tema della sessualità e dell’autodeterminazione in merito alle scelte procreative delle donne. Ricordiamo la situazione precedente dominata dalla clandestinità delle pratiche abortive.
Fino al 1978, l’interruzione volontaria della gravidanza era considerata un reato. Nel “codice Rocco” erano previsti una serie di reati tra cui “l’aborto di donna consenziente”, l’aborto di donna “non consenziente”, “l’autoprocurato aborto” e la “istigazione all’aborto”. Del tutto in linea con la concezione culturale dell’epoca era l’attenuante della “causa d’onore” che permetteva la diminuzione delle pene per chi commetteva i reati previsti per l’aborto per “salvare l’onore proprio o quello di un prossimo congiunto”. In questo caso le pene venivano diminuite dalla metà ai due terzi.
Ricordiamo che il codice penale puniva il “procurato aborto” secondo il linguaggio dell’epoca o, secondo il linguaggio del codice, l’aborto di donna consenziente: le sanzioni erano sia chi cagionava l’aborto sia la donna che consentiva l’aborto. Nel 1975 la Corte costituzionale depenalizzò il c.d. aborto terapeutico stabilendo che non poteva esistere “equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare”. Continua

Firmato il Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanità

Scarica il testo definitivo CCNL 2018 ok

Sanità integrativa e welfare aziendale: articolo del settimanale Left

Il business nascosto – nemmeno tanto – nel c.d. welfare aziendale ormai previsto in tutti i contratti di lavoro. Articolo di Leonardo Filippi – che ringrazio per l’intervista e la citazione – sul fenomeno.

Scarica l’articolo in pdf Left_11_maggio_2018 sanità integrativa

Ordini professionali, appartenenza sindacale e Rsu: quali incompatibilità?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Si pone il problema delle incompatiblità tra attività ordinistica e attività sindacale con particolare riferimento alla nuova disciplina legislativa. Per affrontare la tematica occorre una premessa sulla natura degli ordini professionali. Gli ordini professionali sono definiti, per antico insegnamento amministrativistico, come “enti associativi – esponenziali della rispettiva categoria – composti da tutti gli esercenti le rispettive professioni”.

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Ma siamo sicuri che il problema sia chiamarlo “paziente”?

Pubblicato su Quotidiano sanità

La discussione su come chiamare il soggetto destinatario della prestazione sanitaria non è nuovo e non credo che si chiuderà a breve.  Provo a cogliere la sollecitazione che mi è arrivata da Mauro Gugliuccello su queste colonne che mi chiama in causa – insieme ad altri – per una trasformazione lessicale del termine “paziente”. Gugliuccello auspica la sua trasformazione in “persona assistita”.

Premetto che il dibattito non mi ha mai entusiasmato. Quando comparve, per la prima volta negli anni novanta dello scorso secolo, la parola “cittadino” nel codice di deontologia medica rimasi colpito. Cittadino quindi titolare di diritti. Nel diritto romano il cittadino aveva lo status libertatis che lo distingueva dallo schiavo. Modernamente il cittadino è titolare di diritti di cittadinanza dovuta all’influsso della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, la parte migliore della rivoluzione francese. Oggi per diritti di cittadinanza si intendono una serie di prerogative di partecipazione alla vita pubblica.

Non credo che sia un caso che sia stato proprio il codice dei medici a usare, per la prima volta, il termine cittadino (non mi sembra, tra l’altro, che sia stato seguito da altri). Gli anni novanta sono stati caratterizzati, da un punto di vista deontologico, dal terremoto della sentenza “Massimo” sul consenso informato. Per la prima volta un medico veniva condannato per omicidio preterintenzionale per avere carpito il consenso a una paziente (persona? Cittadina?, mannaggia Gugliuccello…) con una falsa informazione e averla operata. Successivamente la “signora” è deceduta in consenguenza dell’intervento e fu costruita la grave fattispecie dell’omicidio preterintenzionale che ha portato a una grave condanna il medico e alla sua radiazione. Il caso Massimo ha scosso la deontologia medica e il termine “cittadino” usato per la prima volta appariva, quanto meno ai miei occhi, come il tentativo di superare la concezione paternalistica di derivazione ippocratica che permeava allora tutto il comportamento medico con un comportamento fortemente asimmetrico verso il paziente (o cittadino? o persona?). Continua

Addio straordinario obbligatorio? Le “correzioni” proposte

Le organizzazioni sindacali firmatarie della preintesa contrattuale propongono di emendare ben 34 articoli su 96. Questo significa che più di un articolo su tre contiene errori che devono essere modificati. Colpisce molto anche che l’articolo sullo straordinario obbligatorio, prima difeso come ininfluente e non peggiorativo dello stato di cose esistente, oggi si sostenga che in sede di trattativa sia stato dichiarato “irricevibile”. Vi è da domandarsi cosa realmente sia stato firmato in quella sede.

Per un commento definitivo bisogna aspettare la stesura finale e il risultato complessivo del contratto. Leggi le correzioni proposte Le proposte di correzione di cgil, cisl e uil

Elezioni Ordini. Che delusione il primo decreto Lorenzin

Pubblicato su Quotidiano sanità

Lo anticipo subito: il decreto ministeriale del 15 marzo 2018 sulle regole elettorali degli ordini professionali sanitari è francamente deludente.
Avevo salutato con soddisfazione la parte della legge 3/18 con particolare riferimento alle improcastinabili nuove regole elettorali che pensionavano le decisamente inaccettabili norme precedenti.

Le novità rilevanti contenute nella legge sono:
1. indipendenza del seggio e possibilità di pluralità di sedi;
2. un sistema elettorale per liste e non più per singoli nominativi;
3. l’equilibrio di genere e il ricambio generazionale;
4. la previsione di regolamenti elettorali di dettaglio emanati dalle Federazioni.

Vediamo come il decreto ministeriale ha recepito le novità legislative. Continua