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Consenso informato. Cosa cambia con la nuova legge (prima parte)

Pubblicato su Quotidiano sanità

Pubblichiamo il commento della prima parte della legge approvata il 14 dicembre al Senato “Disposizioni in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. Scarica il testo della legge approvato dal Senato testamento biologico senato

L’approvazione in via definitiva da parte del Senato del ddl “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” è senza dubbio una buona notizia. La legge si struttura sostanzialmente in due parti: la prima sul consenso informato e la seconda sul testamento biologico chiamato “disposizioni anticipate di trattamento”.
Il testo, lungi dall’essere rivoluzionario, è sostanzialmente una fotografia, all’interno di una legge ordinaria, della situazione esistente e che si è affermata per volontà giurisprudenziale – ricostruita sui principi costituzionali e internazionali – per volontà deontologica e per la consuetudine ormai consolidata nelle strutture sanitarie.
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L’autodeterminazione del paziente, il biotestamento e Ippocrate. Ecco perché sono incompatibili

Riportiamo l’intervento di Daniele Rodriguez, professore ordinario di medicina legale all’Università degli Studi di Padova in merito alla polemica intercorsa tra il sottoscritto e Ivan Cavicchi in merito al superamento del paternalismo ippocratico e l’autodeterminazione.

Il 13 novembre 2017 QS ha pubblicato un articolo di Luca Benci intitolato “Se anche Ippocrate rema contro il testamento biologico”. Alcuni contenuti di questo articolo sono stati fermamente criticati in una serie di interventi polemici in cui è scomparso completamente l’oggetto del discorso di Benci, cioè il testamento biologico e la non ancora avvenuta “approvazione di una legge non più rinviabile”. Continua

La rivoluzione silenziosa del consenso informato e l’autodeterminazione del paziente

Pubblicato su Quotidiano sanità

Riportiamo l’articolo pubblicato su Quotidiano sanità del 4 dicembre  2017 di Mariella Immacolato, direttore dell’Unità operativa complessa di medicina legale dell’Azienda USL Toscana Nord-Ovest e membro del Direttivo della Consulta di Bioetica. L’articolo entra in una discussione sul superamento  della cultura ippocratica e il valore del consenso informato e nella polemica intervenuta tra il sottoscritto e Ivan Cavicchi.

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Il tempo delle consegne e la vestizione/svestizione è orario di lavoro: il contratto ne prenda atto

Pubblicato su Quotidiano sanità

La Corte di cassazione ha stabilito – al termine di una interessante vicenda giudiziaria – alcuni principi di diritto in merito all’orario di lavoro, alla vestizione del personale e alle consegne intercorrenti tra un turno e l’altro di assoluto interesse e chiarezza.
Le ripercussioni verso l’organizzazione aziendale da un lato e dal riconoscimento di diritti dall’altro saranno forieri di importanti conseguenze in tutte le organizzazioni sanitarie pubbliche e private. Continua

Il paternalismo ippocratico e il riformismo parolaio di Cavicchi

Pubblicato su Quotidiano sanità in risposta a un articolo molto duro di Ivan Cavicchi che mi attaccava (e non so perchè) personalmente.

Ivan Cavicchi risponde con toni acrimoniosi a un mio articolo che Quotidiano Sanità ha acutamente intitolato “Se anche Ippocrate è contro il testamento biologico” in cui facevo il punto sulla difficoltà che trova il disegno di legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento e delle resistenze al cambiamento che si è realizzato in questi decenni in relazione alla  “rivoluzione del consenso informato”(Stefano Rodotà) che ha rovesciato i presupposti di legittimità dell’intervento sanitario e che permea tutto il rapporto con l’equipe curante e per tutte le fasi dell’esistenza.
In particolare riportavo le conclusioni del 1992 del Comitato nazionale di Bioetica  che sanciva il passaggio alla storia “paternalismo ippocratico” intesa come stagione  da ritenersi ormai “tramontata” in virtù della quale il medico si sentiva legittimato ad agire a ignorare le scelte del paziente e a trasgredirle quando non le condivideva. Continua

Se anche Ippocrate rema contro il testamento biologico

Pubblicato su Quotidiano sanità

Le annose e pluridecennali discussioni di una legge che regolamenti, anche in Italia, il consenso informato e il testamento biologico non trovano una sponda nel nostro legislatore.

A quanto sembra di capire, anche per questa legislatura, molto difficilmente riuscirà a vedere la luce un provvedimento che deve soltanto ratificare, in una legge ordinaria, i principi costituzionali e dare ordine e regole di dettaglio, a quanto prassi, deontologia, documenti internazionali e giurisprudenza hanno già stabilito. Continua

Legge Gelli e criteri per il riconoscimento delle società scientifiche: di male in peggio!

Pubblicato su Quotidiano sanità

Eravamo stati facili profeti nel definire “inapplicativo” il decreto del ministero della salute del 2 agosto 2017relativo all’accreditamento delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle associazioni professionali previsto dalla legge Gelli.
Per renderlo applicativo il Ministero della salute, con ben due circolari, deroga ai criteri che si è esso stesso dato. Ricordiamo le critiche che avevamo mosso all’impostazione del decreto.
Oltre a non avere chiarito la differenza che intercorre tra le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie – che sembrano a questo punto, nella lettera del decreto, due organismi sostanzialmente identici – la circolare esaspera il già errato concetto di rappresentanza, in luogo del più corretto concetto di competenza, con i criteri che deve possedere una società scientifica: il 30% degli iscritti appartenenti una determinata categoria o area di specializzazione e la rappresentanza in almeno dodici regioni. Continua

La rivincita del Titolo V. I referendum sull’autonomia e i riflessi sulla sanità

Pubblicato in data odierna su Quotidiano sanità

I recenti referendum sull’autonomia svoltisi in Veneto e in Lombardia pongono nuove problematiche in merito alla suddivisione dei rapporti tra Stato e Regioni.
Ricordiamo che il referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre 2016 aveva respinto una politica neocentralista che pure basava la propria convinzione su una precedente riforma, quella del titolo V del 2001, certamente non priva di difetti.

Il risultato della consultazione referendaria è stato chiarissimo e a conferma dell’impianto costituzionale che prevede il riparto di competenze tra Stato e Regioni  sostanzialmente in tre filoni:
a) la legislazione esclusiva statale;
b) la legislazione concorrente tra Stato e Regioni;
c) la legislazione residuale attribuita alle Regioni.

La sanità rappresenta la tipica legislazione concorrente, eccezion fatta, per la competenza esclusiva dello Stato in materia di determinazione dei diritti essenziali.

Nella legislazione concorrente rientrano le materie della “tutela della salute” e delle “professioni”. Particolare importanza è proprio la formulazione della materia “tutela della salute” nella modifica del titolo V del 2001 in luogo della più ridotta competenza relativa alla “assistenza sanitaria e ospedaliera”.

 

 Ricordiamo inoltre che non tutte le Regioni sono uguali ma ve ne sono cinque, individuate dalla Carta costituzionale che sono da considerarsi “speciali” – più correttamente con “statuti speciali adottati con legge costituzionale” e che hanno particolari e, talvolta, ampie forme di autonomia.
L’ultimo comma dell’articolo 116, infine, prevede la possibilità per le Regioni di ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” da ottenersi dietro richiesta delle Regioni, dietro l’approvazione di un intesa tra lo Stato e la Regione interessata, e con l’approvazione delle Camere a “maggioranza assoluta dei componenti”.
Il tutto è subordinato al rispetto dei “principi” dell’articolo 119 della Costituzione così come modificato dalla legge costituzionale che ha introdotto l’obbligo del pareggio di bilancio. I referendum delle due importanti regioni del nord sono stati improntati proprio su questo punto inequivocabilmente.
Più succinto il quesito del Veneto: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”, mentre decisamente più strutturato era quello lombardo: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”.
I referendum sull’autonomia erano quindi relativi all’attuazione dell’ultimo comma dell’articolo 116.
Concentreremo la nostra attenzione sulle possibili innovazioni di sistema che si potranno avere nelle regioni interessate – che al momento risulterebbero essere Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (le ultime due con la forza del consenso popolare del referendum sull’autonomia).

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Osteopati e chiropratici riconosciuti per via politica?

Pubblicata su Quotidiano sanità

Continua a tenere banco la questione del riconoscimento delle figure professionali dell’osteopata e del chiropratico all’interno del ddl Lorenzin.
Il riconoscimento di nuove figure professionali sanitarie è una tematica delicata in quanto coinvolge direttamente il diritto costituzionale alla salute e il suo soddisfacimento attraverso i professionisti che erogano direttamente le cure.
Solo nel campo dei profili professionali, da un ventennio, ci sono ben ventidue professioni riconosciute, alcune delle quali, potrebbero essere pacificamente riunite tra loro, vista l’omogeneità dell’agire professionale e della loro formazione.
Sarebbe una salutare opera di semplificazione di cui ci sarebbe un reale bisogno.
Il legislatore, invece, in controtendenza si adopera per istituirne due nuove. La questione è probabilmente inopportuna, ma senza dubbio legittima in quanto la normativa vigente – la legge 1 febbraio 2006, n. 43 – ne disciplina puntualmente l’iter. Continua

La notizia bufala sui 12 milioni di italiani che non si possono curare per motivi economici

Negli anni scorsi ci siamo caduti in molti. Io per primo! A un’attenta analisi queste cifre si sono dimostrate non veritiere e “interessate”. Testo pubblicato sul blog di “Alle porte con i sassi” del Fatto Quotidiano on line

Molti giornali questa estate hanno innescato un dibattito pubblico sulla sanità, una trappola della propaganda per favorire la privatizzazione del sistema italiano. Il tema era l’“espulsione” dal Servizio sanitario nazionale di oltre 12 milioni di persone che nel 2016 avrebbero rinunciato alle cure.

La notizia, ripresa acriticamente, era contenuta nel VII rapporto Rbm-Censis, reso noto nell’ambito – guarda caso – di una giornata sul welfare integrativo. Ricordiamo che l’Rbm è la più importante compagnia assicurativa privata in ambito sanitario. Continua