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Se Rbm Salute indossa l’eskimo per proporre la privatizzazione della sanità

“E poi dice che uno si butta a sinistra!”
Totò e i Re di Roma

Pubblicato su Quotidiano sanità

Il linguaggio non è mai neutro. In genere le parole utilizzate accompagnano le intenzioni di chi le pronuncia. Talvolta però le mascherano. E’ il caso del lessico utilizzato dall’ultimo rapporto Rbm-Censis nell’ambito del c.d. “Welfare day”.
Cominciamo con delle precisazioni. Rbm salute S.P.A. è una compagnia assicurativa attiva da oltre dieci anni nel “settore salute” che sostiene di essere la leader del settore per “raccolta premi e per numero di assicurati”. Non nutriamo alcun dubbio che sia così. E’ una società privata che ha come fine il lucro – del tutto lecito – dei propri azionisti.
Il Censis invece è una fondazione che si occupa di ricerche di carattere socio economico da decenni e che deve in gran parte la propria autorevolezza per l’annuale “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”. Continua

La sanità sovranista

Pubblicato su www.saluteinternazionale.info

Il sovranismo
Il sovranismo è una ormai consolidata “posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione” (Treccani).
Dalla politica sovranista discendono una serie di corollari che privilegiano lo Stato nazionale e i suoi cittadini. La cittadinanza posta alla base, tra l’altro, del godimento dei diritti sociali. Il concetto di cittadinanza in questa ottica subisce un’involuzione chiara rispetto al passato: da istituto che svolge un ruolo di inclusione a istituto che svolge un ruolo esclusione. Diritti subordinati all’essere “cittadino” e non all’essere “uomo”. La Costituzione riconosce all’articolo 2 “i diritti inviolabili dell’uomo” e all’articolo 32 riconosce la salute – unico diritto dichiarato come “fondamentale” – come diritto dell’individuo. La Costituzione ha distinto i diritti delle persone slegate alla cittadinanza dai diritti esercitabili solo dai “cittadini” (es. il diritto di voto, la difesa della patria ecc.). Continua

In uscita a giugno la VIII edizione di Aspetti giuridici della professione infermieristica

L’ottava edizione degli Aspetti giuridici si presenta aggiornata con tutte le novità normative di questi ultimi anni: legge sugli ordini professionali, legge Gelli, legge sul consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento e nuove leggi sulla privacy.

Ampio spazio viene dedicato alle novità introdotte, soprattutto in merito alle carriere professionali e organizzative, dal nuovo contratto di lavoro del comparto sanità.

E’ stato anche inserito e commentato il nuovo codice deontologico delle professioni infermieristiche approvato dalla Fnopi nell’aprile 2019.

Legare i pazienti? Liceità e illiceità giuridica e deontologica della contenzione

Pubblicato su Quotidiano sanità

Articolo contenzione 2019

E’ possibile, è lecito, è corretto “legare” un malato? Sono leciti i mezzi di contenzione? E’ possibile chiudere un reparto di degenza – o dotarlo di sistemi di ritenuta di porte e finestre – per impedire a chi è dentro di uscire? E’ lecito trattenere un paziente non competent per evitare che esca? E’ possibile contenere un paziente che minaccia di dislocarsi un device salvavita? E’ possibile sedare un paziente agitato, violento e che pone in essere atteggiamenti auto e eteroaggressivi?
Stiamo parlando della delicata materia della contenzione che agita, giustamente, gli animi e le coscienze di tutti coloro che sono a contatto diretto con una grande parte di persone assistite che vengono sottoposte a una qualche misura di contenzione.

Cerchiamo di fare ordine nella materia
Per contenzione, in generale, si intende la “restrizione intenzionale dei movimenti o del comportamento volontario del soggetto”.
Si distinguono diverse tipologie di contenzione: manuale, fisica o meccanica, farmacologica, e ambientale, tutte caratterizzate dalla finalità, appunto, di ridurre la libertà di movimento e di azione della persona. 

Per contenzione manuale si intendono le attività mirate a immobilizzare il paziente
(il corpo o parte del corpo della persona).  È stata definita anche “contenzione umana”, laddove per umana si intende l’utilizzo del corpo di chi applica la contenzione.

Per contenzione fisica o meccanica si intende la messa in atto di procedure, mezzi e
dispositivi applicati al corpo della persona o nello spazio circostante atti a limitare la libertà di movimento. Rientrano quindi nei sistemi di contenzione fisica (detta anche meccanica) i mezzi applicati direttamente sul paziente a letto come le fasce e cinture, le spondine, oppure applicati nelle carrozzine. Si intendono altresì i mezzi di contenzione per segmento corporeo (cavigliere, polsiere ecc.), i mezzi che obbligano a determinate posture, le cinture pelviche, i divaricatori inguinali.
La contenzione meccanica può essere operata anche con dispositivi medicali per finalità terapeutiche (es. apparecchio gessato).

Per contenzione farmacologica si intende la somministrazione di medicinali con la finalità di modificare il comportamento della persona e di limitarne i movimenti e i comportamenti. E’ di difficile definizione, in realtà, in quanto non possiamo farla coincidere con ogni tipo di sedazione.
Per contenzione ambientale si intendono le misure consistenti in sistemi di ritenuta di porte e finestre al dichiarato fine di evitare l’uscita incontrollata dalle strutture. Continua

Radiazione Venturi.
Ecco le motivazioni della Commissione disciplinare dell’Omceo Bologna

Pubblicato su Quotidiano sanità

E’ arrivato a conclusione il procedimento disciplinare a carico dell’assessore alle politiche della salute della Regione Emilia-Romagna Sergio Venturi promosso dall’Ordine dei medici di Bologna e conclusosi con la  più grave delle sanzioni previste: la radiazione.
Le motivazioni, appena depositate e che abbiamo potuto visionare in anteprima, si articolano su vari punti procedurali e sostanziali,  con una serie di richiami che, per la comprensione del caso, è indispensabile ricostruire proprio partendo dal fatto.

Il fatto
La contestazione era inerente alla delibera di Giunta Regionale 508/2016 con particolare riferimento alle istruzioni operative:
1. Gestione pronto soccorso sanitario aeroportuale dell’aeroporto G. Marconi di Bologna;
2. Gestione infermieristica dolore toracico;
3. Gestione infermieristica dei pazienti con intossicazione acuta da oppiacei.

La contestazione dei tre protocolli si inserisce – si legge nella decisione della Commissione medica disciplinare dell’Omceo di Bologna del 15 marzo 2019 – in un più “vasto insieme di provvedimenti che si ritenevano di fatto delegare azioni di stretta pertinenza medica al personale non medico”. Conseguenza della delega consiste nell’autorizzare il “personale infermieristico ad eseguire di fatto atti valutativi di tipo diagnostico e a procedere alla somministrazione di farmaci seguendo in alcuni casi una sorta di tabella-prontuario associativo tra sintomatologia e conseguenti interventi medicali farmacologici, praticabili in alcuni casi anche attraverso un interpello consulenziale telematico di un medico in sede operativa”.

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Fondi integrativi sanitari (mutue…).
La mia audizione alla XII Commissione della Camera

Martedì 2 aprile sono stato audito dalla Commissione Affari Sociali della Camera in merito all’indagine conoscitiva dei Fondi sanitari integrativi. Ho ribadito il rischio per il Servizio sanitario nazionale in caso di non riordino della materia e in caso di perseveranza di consentire una fiscalità di vantaggio per le attività sostitutive di prestazioni già erogate dal Servizio sanitario nazionale.

Allego la sintesi della relazione presentata Testo Audizione XII Commisione_Camera_BENCI

 

Questo il programma delle audizioni della XII Commissione   Programma indagine  

Tutela della salute e regionalismo differenziato: i limiti costituzionali e i poteri del Parlamento

Pubblicato su Quotidiano sanità

Il dibattito sul regionalismo differenziato

La discussione sul regionalismo differenziato e il suo impatto in sanità si è fatta incandescente soprattutto dopo la presa di posizione culminata con la manifestazione di tutti gli Ordini delle professioni sanitarie e sociali al teatro Argentina il 23 febbraio scorso.
Come è noto tutto parte dai referendum delle regioni Lombardia e Veneto e successivamente, con altre modalità, dalla Regione Emilia-Romagna. I quesiti referendari erano estremamente generici – “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?” – per la Regione del Veneto e più strutturati, ma sempre formulati genericamente per la regione Lombardia (“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”).
Le richieste di maggiore autonomia sono quindi state si sottoposte al vaglio della consultazione popolare con quesiti la cui genericità però – imposta anche per motivi tecnico-giuridici che qui tralasciamo – non riempie in alcun modo di contenuto l’autonomia stessa. Continua

La mia nomina la Consiglio superiore di sanità

I giornali online  danno la notizia della mia nomina al Consiglio superiore di sanità. Ringrazio tutti coloro che mi hanno fatto pervenire le congratulazioni.

Segnalo che la affiliazione che mi è stata attribuita non è corretta.

Se c’è l’errore, la responsabilità è dell’équipe o del singolo professionista? Le “apparenti” contraddizioni della Cassazione

Pubblicato su Quotidiano sanità

L’esercizio professionale sanitario è sempre più caratterizzato dal lavoro di équipe, consistente nella presenza organizzata di più professionisti sanitari che agiscono contestualmente, contemporaneamente o con passaggi successivi e si caratterizza per la finalizzazione comune dell’agire professionale.
In questa, ormai prevalente tipologia di organizzazione (essendo ormai residuale l’attività professionale esercitata in forma singola e del tutto avulsa da una équipe), possiamo riscontrare:
a) l’équipe monoprofessionale (es. tutti medici);
b) l’équipe monoprofessionale e monospecialistica (es. tutti medici e della stessa specialità);
c) l’équipe monoprofessionale e plurispecialistica (es. tutti medici ma di diversa specialità)
d) l’équipe interprofessionale, composta dalla contemporanea presenza di più professionisti sanitari.

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Gli Stati Generali Fnomceo e le “nuove competenze” professionali

Pubblicato su Quotidiano sanità

La Fnomceo si prepara agli “Stati Generali” della professione medica con il dichiarato scopo di “cambiare passo” e di elaborare una vera e propria “Magna Carta” del medico.

Con l’espressione Stati Generali non credo che si voglia fare riferimento all’organismo di carattere consultivo pre-rivoluzione francese (non foss’altro perché espressione di un fallimento storico e di un sistema diseguale di voto), ma una generica espressione in uso nel mondo politico che sottintende a un consesso che preveda tutte le componenti della professione medica a riflettere sulla c.d. “Questione medica”. Si riscontra un precedente di questo appuntamento: la “Prima conferenza nazionale della professione medica” del giugno 2008 che venne definita, dall’allora presidente Amedeo Bianco, una sorta di Stati Generali. Ne ho ben memoria in quanto fui invitato a portare un contributo in una sessione dedicata ai rapporti tra le professioni che era coordinata da Luigi Arru, attuale assessore regionale della Regione Sardegna.
Per Stati Generali – pur non essendo stato chiarito fino in fondo – dovrebbe intendersi quindi un appuntamento congiunto tra istituzioni ordinistiche, rappresentanze scientifiche e sindacali della professione medica.
All’epoca, infatti, oltre alla Fnomceo, erano presenti tutte le maggiori società scientifiche e le sigle sindacali mediche.
La novità di questo appuntamento però ruota intorno a tesi precostituite per il dibattito denominate “100 tesi per discutere il medico del futuro” scritte da Ivan Cavicchi.
Il documento, decisamente corposo (oltre 300 pagine) è suddiviso in sei macro aree dove troviamo la summa di tutto quanto può interessare la riflessione della più antica delle professioni sanitarie.

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