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I Codici deontologici rispettano la Costituzione?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Chiedersi se i codici deontologici debbano essere ispirati e informati ai principi costituzionali sembrerebbe pleonastico. Le norme deontologiche, infatti, pur nella loro autonomia, non possono che essere conformate al dettato costituzionale di cui dovrebbero enfatizzare e rimarcare i grandi principi anche in attesa e previsione delle norme ordinarie di attuazione.

La recente normativa ordinistica, operata  con la legge 3/2018 e che coinvolge tutte le professioni sanitarie, a iniziare da quella medica, non richiama direttamente la Costituzione ma declina i principi fondamentali contenuti nella Carta come “la valorizzazione della funzione sociale, la salvaguardia dei diritti umani e dei princìpi etici dell’esercizio professionale indicati nei rispettivi codici deontologici, al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva”.

Non vi è tutto, ma certamente vi è molto in questa affermazione. Per lungo tempo la Costituzione non è entrata nei Codici deontologici le cui norme erano, nei decenni scorsi, prevalentemente autoreferenziali e impermeabili proprio a diversi principi costituzionali.

E’ utile indagare se nel corso dei decenni prima e nelle condizioni attuali dopo i codici deontologici abbiano attuato i ricordati principi. Provvederemo a analizzare, in una lettura storico evolutiva dei codici deontologici – con particolare attenzione al codice di deontologia medica per l’importanza storica che questo ha assunto – l’adeguatezza deontologica ai principi costituzionali. Continua

Pronto soccorso. Competenze e responsabilità dopo le nuove linee guida sul triage

Pubblicato su Quotidiano sanità

La Conferenza Stato Regioni ha approvato tre atti normativi riguardanti l’organizzazione dei dipartimenti di emergenza  denominati “linee di indirizzo nazionale” riguardanti l’osservazione breve intensiva (OBI), il triage intraospedaliero e la gestione del  sovraffollamento del pronto soccorso.
I tre documenti – in particolare il secondo e il terzo – estendono taluni modelli organizzativi già consolidati in una serie di regioni, con il dichiarato intento di implementare tali modelli su scala nazionale.
Negli ultimi decenni vi è stata una costante attenzione alle problematiche del dipartimento di emergenza e, in particolare, al pronto soccorso e si sono succeduti una serie di atti normativi della Conferenza Stato Regioni generalmente denominati “linee guida”. Questa volta i tre documenti portano la nuova denominazione di “linee di indirizzo”. Continua

Assicurazione legge Gelli: senza assolvimento obblighi ECM nessuna copertura per il professionista

Pubblicato su Quotidiano sanità

Un tassello fondamentale – ad oggi mancante – della legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario, la 24/17 c.d. Gelli, è il decreto sulla determinazione dei “ requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti le professioni sanitarie” che doveva essere emanato dal Ministero dello sviluppo economico, con il concerto del Ministero della salute, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (quindi entro il 31 agosto 2017).

Ricordiamo che la legge 24 prevede all’articolo 10 l’obbligo di assicurazione per tre distinte tipologie di copertura assicurativa obbligatoria:
a) obbligo per le strutture sanitarie e sociosanitarie di essere previsti di copertura assicurativa o di analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi per danni cagionati dal personale sanitario a “qualunque titolo operante presso le strutture”, ivi compresa la libera professione intramuraria;
b) l’obbligo di assicurazione per gli esercenti le professioni sanitarie operanti in regime libero professionale e quindi con responsabilità contrattuale verso il paziente;
c) l’obbligo di assicurazione per gli esercenti le professioni sanitarie operanti a qualunque titolo presso strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private per la c.d. rivalsa o responsabilità amministrativa che scatta in caso di eventi commessi con colpa grave. Continua

Il Ministero della salute firma ha emanato il decreto sugli “elenchi speciali” delle professioni sanitarie della riabilitazione, tecniche e della prevenzione

Con l’emanazione di questo decreto dovrebbe arrivare alla parola “fine” la querelle che è iniziata con la riforma degli ordini professionali e con la creazione di nuovi albi.

In realtà la questione parte da lontano con la legge 26 febbraio 1999, n. 42 recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” che in un’ottica di omogeneizzazioe delle figure professionali riconobbe l’equipollenza dei titoli conseguiti precedentemente alla istituzione dei corsi universitari con il requisito che avessero permesso di accedere al pubblico impiego tramite concorsi pubblici, l’iscrizione agli albi professionali in regime di lavoro dipendente o autonomo.

Accanto all’equipollenza si stablì un percorso di equivalenza  da attuarsi con l’emanazione di appositi decreti ministeriali per coloro che non erano in possesso dei titoli equipollenti con la previsione, anche, della frequenza ad appositi corsi di “riqualificazione professionale”. Continua

Privacy e dati sensibili. Ma i nostri sanitari conoscono la legge?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Ha fatto scalpore la lettera di dimissione rilasciata da un medico dell’azienda ospedaliera di Alessandria nel quale si trovavano le seguenti informazioni: “Fuma circa 15 sigarette al dì, beve saltuariamente alcolici. Nega allergie. Omosessuale, compagno stabile”.
Sono intervenuti su queste colonne politici, esponenti di associazioni di volontariato e medici.
Il fatto che sia stata gravemente violata la legge  – anzi le due leggi – sulla riservatezza dei dati non è stato però adeguatamente commentato.
Ricordiamo allora cosa sancisce la normativa europea (Regolamento UE 679/2016, il c.d. GDPR) all’articolo 9 che pone uno specifico divieto di trattare i dati personali che rivelino la vita e l’orientamento sessuale della persona.
Non sono i soli dati a subire il divieto per evidenti motivi antidiscriminatori (vi sono, tra gli altri, anche i dati relativi alla salute, all’appartenenza sindacale, politica ecc.) e non si tratta di una novità. Oggi si chiamano dati “particolari”, nella previgente normativa si chiamavano “dati sensibili”. Continua

Specializzandi e non specialisti assunti nel Ssn? Cosa cambia, e potrebbe cambiare, col Dl Calabria e il regionalismo differenziato

Pubblicato su Quotidiano sanità 

Viene prepotentemente alla ribalta il problema dell’autonomia e della responsabilità dei medici specializzandi dopo le ultime innovazioni normative e ritorna il mai sopito dibattito relativo all’assunzione, all’interno delle strutture del Servizio sanitario nazionale, di medici non specialisti.

Entrambe le questioni pongono problematiche di non sempre facile inquadramento.

I medici specializzandi
Lo status di medico specializzando – rectius medico in formazione specialistica –  è ampiamente dibattuto e sufficientemente precisato nelle competenze dal diritto positivo e nella responsabilità dalla giurisprudenza.

Nella legislazione il riferimento normativo principale è costituito D. Lgs 17 agosto 1999, n. 368 il quale specifica che l’attività “formativa e assistenziale” del medico in formazione specialistica si svolge sotto la guida di tutori di particolare curriculum professionale e requisiti di “elevata qualificazione scientifica” e “implica la partecipazione guidata alla totalità delle attività mediche dell’unità operativa presso la quale è assegnato”, nonché “la graduale assunzione di compiti assistenziali e l’esecuzione di interventi con autonomia vincolata alle direttive ricevute dal tutore, di intesa con la direzione sanitaria e con dirigenti responsabili delle strutture delle aziende sanitarie presso cui si svolge la formazione”. Continua

Cosa insegna alla sanità italiana il caso Sea Watch

Pubblicato su Quotidiano sanità

Carola Rackete, la ormai famosa comandante – “capitana” –  della motonave Sea Watch 3 della (quasi) omonima organizzazione non governativa  si è vista riconoscere dal Gip di Agrigento Alessandra Vella – nell’ordinanza sulla richiesta di convalida di arresto e di applicazione della misura cautelare – la “scriminante” ex art. 51 codice penale (c.p) in merito al reato di “resistenza a pubblico ufficiale”.

La vicenda ha causato molte polemiche e merita di essere affrontata per le similitudini che possono verificarsi in ambito sanitario, con particolare riguardo all’obbligo e alla facoltà del soccorso, anche se preliminarmente, deve essere affrontato l’apparente paradosso della commissione di reati giustificati.
Le “scriminanti” (dette anche esimenti o cause di esclusione della pena) sono quelle circostanze che escludono la pena, pur in presenza di un fatto di reato che in teoria, sarebbe punibile. Le scriminanti sono una “famiglia” di circostanze tra cui, tra le altre, ricordiamo la legittima difesa e lo stato di necessità. La prima ha visto recentemente allargare il perimetro della non punibilità. A titolo esemplificativo non è punibile a titolo di omicidio volontario chi causi volontariamente la morte se ricorrono le circostanze previste dall’articolo 52 del c.p. (necessità di difendere un diritto proprio e altrui secondo criteri di pericolo della propria e altrui incolumità; la necessità di difendere anche i beni; la difesa è “sempre” legittima laddove vi sia anche violazione di domicilio). L’omicidio viene compiuto, ma l’omicida, in presenza dei ricordati presupposti non è punibile. Continua

E’ uscita l’VIII edizione di Aspetti giuridici della professione infermieristica

L’ottava edizione degli Aspetti giuridici si presenta aggiornata con tutte le novità normative di questi ultimi anni: legge sugli ordini professionali, legge Gelli, legge sul consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento e nuove leggi sulla privacy.

Ampio spazio viene dedicato alle novità introdotte, soprattutto in merito alle carriere professionali e organizzative, dal nuovo contratto di lavoro del comparto sanità.

E’ stato anche inserito e commentato il nuovo codice deontologico delle professioni infermieristiche approvato dalla Fnopi nell’aprile 2019.

Scarica la presentazione e l’indice Aspetti giuridici BENCI_2019

Disponibile nelle librerie professionali.

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Si consigliano per gli sconti la libreria universitaria e Feltrinelli

Se Rbm Salute indossa l’eskimo per proporre la privatizzazione della sanità

“E poi dice che uno si butta a sinistra!”
Totò e i Re di Roma

Pubblicato su Quotidiano sanità

Il linguaggio non è mai neutro. In genere le parole utilizzate accompagnano le intenzioni di chi le pronuncia. Talvolta però le mascherano. E’ il caso del lessico utilizzato dall’ultimo rapporto Rbm-Censis nell’ambito del c.d. “Welfare day”.
Cominciamo con delle precisazioni. Rbm salute S.P.A. è una compagnia assicurativa attiva da oltre dieci anni nel “settore salute” che sostiene di essere la leader del settore per “raccolta premi e per numero di assicurati”. Non nutriamo alcun dubbio che sia così. E’ una società privata che ha come fine il lucro – del tutto lecito – dei propri azionisti.
Il Censis invece è una fondazione che si occupa di ricerche di carattere socio economico da decenni e che deve in gran parte la propria autorevolezza per l’annuale “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”. Continua

La sanità sovranista

Pubblicato su www.saluteinternazionale.info

Il sovranismo
Il sovranismo è una ormai consolidata “posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali di concertazione” (Treccani).
Dalla politica sovranista discendono una serie di corollari che privilegiano lo Stato nazionale e i suoi cittadini. La cittadinanza posta alla base, tra l’altro, del godimento dei diritti sociali. Il concetto di cittadinanza in questa ottica subisce un’involuzione chiara rispetto al passato: da istituto che svolge un ruolo di inclusione a istituto che svolge un ruolo esclusione. Diritti subordinati all’essere “cittadino” e non all’essere “uomo”. La Costituzione riconosce all’articolo 2 “i diritti inviolabili dell’uomo” e all’articolo 32 riconosce la salute – unico diritto dichiarato come “fondamentale” – come diritto dell’individuo. La Costituzione ha distinto i diritti delle persone slegate alla cittadinanza dai diritti esercitabili solo dai “cittadini” (es. il diritto di voto, la difesa della patria ecc.). Continua