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Paziente muore con codice verde in PS. Quale responsabilità per l’infermiere del triage?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Si tratta di due classici casi in cui l’ipotesi di omicidio colposo è stata causata dalle attività di  sottovalutazione del codice colore – entrambi codici verdi – e della conseguente rivalutazione.
Trattiamo congiuntamente i due casi tenendo conto, tra l’altro, che entrambi sono stati estinti per prescrizione.

Primo caso
(Corte di cassazione, sezione IV, sentenza 19 febbraio 2019, n. 18352)
Un’infermiera presso l’area triage del Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma alle ore 6 del mattino assiste un paziente “soggetto affetto da patologia respiratoria pleuropolmonare”, veniva sottoposto alla “misurazione dei parametri vitali che assegnava al paziente il codice verde”.

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Violenza contro gli operatori sanitari. L’equiparazione ai pubblici ufficiali è superflua

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In difesa della sanità pubblica con una testimonianza

In difesa della sanità pubblica con una testimonianza (e non solo).

Ho inviato questa lettera a Repubblica Firenze per lasciare una testimonianza qualificata si un mio percorso personale presso l’azienda ospedaliera di Careggi. Per motivi di spazio la lettera è stata riassunta. Ne propongo qui l’intera pubblicazione.

Questa non vuole essere una testimonianza classica del genere pazienti in ospedale. Questa vuole essere una testimonianza qualificata.
Chi scrive è anche un Componente del Consiglio superiore di sanità dal febbraio di quest’anno – organo di consulenza tecnico scientifico del Ministro della salute in qualità di giurista – e il dovere di astrazione si impone.
ll mio è stato un percorso strettamente ospedaliero. E iniziato al pronto soccorso dell’azienda ospedaliera di Careggi per un problema che ho scoperto essere neurochirurgico.
Ho avuto un accesso al pronto soccorso, dove l’infermiere triagista ha capito immediatamente quale era il percorso cui indirizzarmi. A proposito: mi stato dato un codice due, un tempo avrei avuto un codice giallo, con le prossime linee guida avrei un codice arancione: sarebbe meglio unificare questi aspetti.
Dopo ulteriori accertamenti svolti nel corso e della serata – sempre all’interno del pronto soccorso – mi viene comunicata la diagnosi. Mi è stato dato il tempo di leggere attentamente il referto – dopo avermelo compiutamente spiegato – e, cosa sono scontata, facendomelo fotografare. Come è noto i dati personali non possono essere in alcun modo sottratti alla conoscibilità della persona assistita.
Eseguito il ricovero nel reparto di medicina d’urgenza diretto dal prof. Carlo Nozzoli dove sono fatti ulteriori accertamenti. Successivamente sono stato trasferito nella divisione neurochirurgica per il completamento degli esami del caso.
Dopo l’intervento sono stato seguito dalla terapia intensiva del dott. Luca Bucciardini Ho potuto apprezzare, non solo il grande sforzo di intensità di cura erogato in quei luoghi, ma anche qui la profonda umanità e la profonda personalizzazione dell’assistenza.
La sala operatoria e la terapia intensiva utilizzano una tecnologia che non sempre sovrasta l’umanità.
Ci lavorano professioni che vengono da lontano, che si sono evolute ma che non scordano l’umiltà. E’ questo il tratto che più ci colpisce: umiltà (dal latino humus letteralmente vicino alla terra) nel senso di calarsi al livello delle persone assistite. Equilibrio non facile da osservare.
Il giorno dopo l’intervento sono tornato il reparto per completare il percorso postoperatorio.
Il reparto di neurochirurgia è diretto dal professor Alessandro Della Puppa, medico che proviene della carriera accademica padovana. Per non sprecare parole di circostanza, è ampiamente noto che valutazione di tali eccellenze non possa essere valutata sulla mera percezione, confesso cbe mi sono ispirato al controllo tra pari, mi sono affidato cioè alle conoscenze di pari grado – che in virtù della conoscenza del mondo sanitario posso avere – e che mi hanno confermato la professionalità, il prestigio e l’autorevolezza nel modo accademico e sanitario del confronti del professor Della Puppa. Conferma che è venuta dai grandi policlinici pubblici e dai grandi ospedali privati che formano l’eccellenza nel nostro paese in questo settore.
Nomino le professionalità apicali mediche, quasi costretto dalla iconografia cartellonistica ospedaliera, ma il mio apprezzamento per il personale infermieristico e oss per l’assistenza, per la professionalità e le cure prestate è assolutamente globale.
Infine un Ringraziamento a chi permette nell’organizzazione pubblica i livelli di eccellenza toccati dalla sanità toscana. Anche in questo caso è giusto ringraziare il direttore generale dell’azienda ospedale di Careggi Rocco Damone e, in modo non rituale, Carlo Rinaldo Tomassini che sovrintende la direzione generale della regione Toscana.
Non mi sfuggono i gravi problemi che affliggono la sanità pubblica quali il definanziamento, la carenza del personale e il suo sfruttamento, il generale depauperamento delle risorse, le liste d’attesa inaccettabili e gli altri cronici mali che affliggono la sanità.

Una sola certezza però ci deve muovere: la difesa strenua della sanità pubblica unica a poter garantire l’unico diritto definito dalla Costituzione come “fondamentale” e applicato in modo universale.

 

I Codici deontologici rispettano la Costituzione?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Chiedersi se i codici deontologici debbano essere ispirati e informati ai principi costituzionali sembrerebbe pleonastico. Le norme deontologiche, infatti, pur nella loro autonomia, non possono che essere conformate al dettato costituzionale di cui dovrebbero enfatizzare e rimarcare i grandi principi anche in attesa e previsione delle norme ordinarie di attuazione.

La recente normativa ordinistica, operata  con la legge 3/2018 e che coinvolge tutte le professioni sanitarie, a iniziare da quella medica, non richiama direttamente la Costituzione ma declina i principi fondamentali contenuti nella Carta come “la valorizzazione della funzione sociale, la salvaguardia dei diritti umani e dei princìpi etici dell’esercizio professionale indicati nei rispettivi codici deontologici, al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva”.

Non vi è tutto, ma certamente vi è molto in questa affermazione. Per lungo tempo la Costituzione non è entrata nei Codici deontologici le cui norme erano, nei decenni scorsi, prevalentemente autoreferenziali e impermeabili proprio a diversi principi costituzionali.

E’ utile indagare se nel corso dei decenni prima e nelle condizioni attuali dopo i codici deontologici abbiano attuato i ricordati principi. Provvederemo a analizzare, in una lettura storico evolutiva dei codici deontologici – con particolare attenzione al codice di deontologia medica per l’importanza storica che questo ha assunto – l’adeguatezza deontologica ai principi costituzionali. Continua

Pronto soccorso. Competenze e responsabilità dopo le nuove linee guida sul triage

Pubblicato su Quotidiano sanità

La Conferenza Stato Regioni ha approvato tre atti normativi riguardanti l’organizzazione dei dipartimenti di emergenza  denominati “linee di indirizzo nazionale” riguardanti l’osservazione breve intensiva (OBI), il triage intraospedaliero e la gestione del  sovraffollamento del pronto soccorso.
I tre documenti – in particolare il secondo e il terzo – estendono taluni modelli organizzativi già consolidati in una serie di regioni, con il dichiarato intento di implementare tali modelli su scala nazionale.
Negli ultimi decenni vi è stata una costante attenzione alle problematiche del dipartimento di emergenza e, in particolare, al pronto soccorso e si sono succeduti una serie di atti normativi della Conferenza Stato Regioni generalmente denominati “linee guida”. Questa volta i tre documenti portano la nuova denominazione di “linee di indirizzo”. Continua

Assicurazione legge Gelli: senza assolvimento obblighi ECM nessuna copertura per il professionista

Pubblicato su Quotidiano sanità

Un tassello fondamentale – ad oggi mancante – della legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario, la 24/17 c.d. Gelli, è il decreto sulla determinazione dei “ requisiti minimi delle polizze assicurative per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private e per gli esercenti le professioni sanitarie” che doveva essere emanato dal Ministero dello sviluppo economico, con il concerto del Ministero della salute, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (quindi entro il 31 agosto 2017).

Ricordiamo che la legge 24 prevede all’articolo 10 l’obbligo di assicurazione per tre distinte tipologie di copertura assicurativa obbligatoria:
a) obbligo per le strutture sanitarie e sociosanitarie di essere previsti di copertura assicurativa o di analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi per danni cagionati dal personale sanitario a “qualunque titolo operante presso le strutture”, ivi compresa la libera professione intramuraria;
b) l’obbligo di assicurazione per gli esercenti le professioni sanitarie operanti in regime libero professionale e quindi con responsabilità contrattuale verso il paziente;
c) l’obbligo di assicurazione per gli esercenti le professioni sanitarie operanti a qualunque titolo presso strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private per la c.d. rivalsa o responsabilità amministrativa che scatta in caso di eventi commessi con colpa grave. Continua

Il Ministero della salute firma ha emanato il decreto sugli “elenchi speciali” delle professioni sanitarie della riabilitazione, tecniche e della prevenzione

Con l’emanazione di questo decreto dovrebbe arrivare alla parola “fine” la querelle che è iniziata con la riforma degli ordini professionali e con la creazione di nuovi albi.

In realtà la questione parte da lontano con la legge 26 febbraio 1999, n. 42 recante “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” che in un’ottica di omogeneizzazioe delle figure professionali riconobbe l’equipollenza dei titoli conseguiti precedentemente alla istituzione dei corsi universitari con il requisito che avessero permesso di accedere al pubblico impiego tramite concorsi pubblici, l’iscrizione agli albi professionali in regime di lavoro dipendente o autonomo.

Accanto all’equipollenza si stablì un percorso di equivalenza  da attuarsi con l’emanazione di appositi decreti ministeriali per coloro che non erano in possesso dei titoli equipollenti con la previsione, anche, della frequenza ad appositi corsi di “riqualificazione professionale”. Continua

Privacy e dati sensibili. Ma i nostri sanitari conoscono la legge?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Ha fatto scalpore la lettera di dimissione rilasciata da un medico dell’azienda ospedaliera di Alessandria nel quale si trovavano le seguenti informazioni: “Fuma circa 15 sigarette al dì, beve saltuariamente alcolici. Nega allergie. Omosessuale, compagno stabile”.
Sono intervenuti su queste colonne politici, esponenti di associazioni di volontariato e medici.
Il fatto che sia stata gravemente violata la legge  – anzi le due leggi – sulla riservatezza dei dati non è stato però adeguatamente commentato.
Ricordiamo allora cosa sancisce la normativa europea (Regolamento UE 679/2016, il c.d. GDPR) all’articolo 9 che pone uno specifico divieto di trattare i dati personali che rivelino la vita e l’orientamento sessuale della persona.
Non sono i soli dati a subire il divieto per evidenti motivi antidiscriminatori (vi sono, tra gli altri, anche i dati relativi alla salute, all’appartenenza sindacale, politica ecc.) e non si tratta di una novità. Oggi si chiamano dati “particolari”, nella previgente normativa si chiamavano “dati sensibili”. Continua

Specializzandi e non specialisti assunti nel Ssn? Cosa cambia, e potrebbe cambiare, col Dl Calabria e il regionalismo differenziato

Pubblicato su Quotidiano sanità 

Viene prepotentemente alla ribalta il problema dell’autonomia e della responsabilità dei medici specializzandi dopo le ultime innovazioni normative e ritorna il mai sopito dibattito relativo all’assunzione, all’interno delle strutture del Servizio sanitario nazionale, di medici non specialisti.

Entrambe le questioni pongono problematiche di non sempre facile inquadramento.

I medici specializzandi
Lo status di medico specializzando – rectius medico in formazione specialistica –  è ampiamente dibattuto e sufficientemente precisato nelle competenze dal diritto positivo e nella responsabilità dalla giurisprudenza.

Nella legislazione il riferimento normativo principale è costituito D. Lgs 17 agosto 1999, n. 368 il quale specifica che l’attività “formativa e assistenziale” del medico in formazione specialistica si svolge sotto la guida di tutori di particolare curriculum professionale e requisiti di “elevata qualificazione scientifica” e “implica la partecipazione guidata alla totalità delle attività mediche dell’unità operativa presso la quale è assegnato”, nonché “la graduale assunzione di compiti assistenziali e l’esecuzione di interventi con autonomia vincolata alle direttive ricevute dal tutore, di intesa con la direzione sanitaria e con dirigenti responsabili delle strutture delle aziende sanitarie presso cui si svolge la formazione”. Continua

Cosa insegna alla sanità italiana il caso Sea Watch

Pubblicato su Quotidiano sanità

Carola Rackete, la ormai famosa comandante – “capitana” –  della motonave Sea Watch 3 della (quasi) omonima organizzazione non governativa  si è vista riconoscere dal Gip di Agrigento Alessandra Vella – nell’ordinanza sulla richiesta di convalida di arresto e di applicazione della misura cautelare – la “scriminante” ex art. 51 codice penale (c.p) in merito al reato di “resistenza a pubblico ufficiale”.

La vicenda ha causato molte polemiche e merita di essere affrontata per le similitudini che possono verificarsi in ambito sanitario, con particolare riguardo all’obbligo e alla facoltà del soccorso, anche se preliminarmente, deve essere affrontato l’apparente paradosso della commissione di reati giustificati.
Le “scriminanti” (dette anche esimenti o cause di esclusione della pena) sono quelle circostanze che escludono la pena, pur in presenza di un fatto di reato che in teoria, sarebbe punibile. Le scriminanti sono una “famiglia” di circostanze tra cui, tra le altre, ricordiamo la legittima difesa e lo stato di necessità. La prima ha visto recentemente allargare il perimetro della non punibilità. A titolo esemplificativo non è punibile a titolo di omicidio volontario chi causi volontariamente la morte se ricorrono le circostanze previste dall’articolo 52 del c.p. (necessità di difendere un diritto proprio e altrui secondo criteri di pericolo della propria e altrui incolumità; la necessità di difendere anche i beni; la difesa è “sempre” legittima laddove vi sia anche violazione di domicilio). L’omicidio viene compiuto, ma l’omicida, in presenza dei ricordati presupposti non è punibile. Continua