No announcement available or all announcement expired.

RIVISTE

Tutela della salute e regionalismo differenziato: i limiti costituzionali e i poteri del Parlamento

Pubblicato su Quotidiano sanità

Il dibattito sul regionalismo differenziato

La discussione sul regionalismo differenziato e il suo impatto in sanità si è fatta incandescente soprattutto dopo la presa di posizione culminata con la manifestazione di tutti gli Ordini delle professioni sanitarie e sociali al teatro Argentina il 23 febbraio scorso.
Come è noto tutto parte dai referendum delle regioni Lombardia e Veneto e successivamente, con altre modalità, dalla Regione Emilia-Romagna. I quesiti referendari erano estremamente generici – “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?” – per la Regione del Veneto e più strutturati, ma sempre formulati genericamente per la regione Lombardia (“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”).
Le richieste di maggiore autonomia sono quindi state si sottoposte al vaglio della consultazione popolare con quesiti la cui genericità però – imposta anche per motivi tecnico-giuridici che qui tralasciamo – non riempie in alcun modo di contenuto l’autonomia stessa. Continua

Se c’è l’errore, la responsabilità è dell’équipe o del singolo professionista? Le “apparenti” contraddizioni della Cassazione

Pubblicato su Quotidiano sanità

L’esercizio professionale sanitario è sempre più caratterizzato dal lavoro di équipe, consistente nella presenza organizzata di più professionisti sanitari che agiscono contestualmente, contemporaneamente o con passaggi successivi e si caratterizza per la finalizzazione comune dell’agire professionale.
In questa, ormai prevalente tipologia di organizzazione (essendo ormai residuale l’attività professionale esercitata in forma singola e del tutto avulsa da una équipe), possiamo riscontrare:
a) l’équipe monoprofessionale (es. tutti medici);
b) l’équipe monoprofessionale e monospecialistica (es. tutti medici e della stessa specialità);
c) l’équipe monoprofessionale e plurispecialistica (es. tutti medici ma di diversa specialità)
d) l’équipe interprofessionale, composta dalla contemporanea presenza di più professionisti sanitari.

Continua

Gli Stati Generali Fnomceo e le “nuove competenze” professionali

Pubblicato su Quotidiano sanità

La Fnomceo si prepara agli “Stati Generali” della professione medica con il dichiarato scopo di “cambiare passo” e di elaborare una vera e propria “Magna Carta” del medico.

Con l’espressione Stati Generali non credo che si voglia fare riferimento all’organismo di carattere consultivo pre-rivoluzione francese (non foss’altro perché espressione di un fallimento storico e di un sistema diseguale di voto), ma una generica espressione in uso nel mondo politico che sottintende a un consesso che preveda tutte le componenti della professione medica a riflettere sulla c.d. “Questione medica”. Si riscontra un precedente di questo appuntamento: la “Prima conferenza nazionale della professione medica” del giugno 2008 che venne definita, dall’allora presidente Amedeo Bianco, una sorta di Stati Generali. Ne ho ben memoria in quanto fui invitato a portare un contributo in una sessione dedicata ai rapporti tra le professioni che era coordinata da Luigi Arru, attuale assessore regionale della Regione Sardegna.
Per Stati Generali – pur non essendo stato chiarito fino in fondo – dovrebbe intendersi quindi un appuntamento congiunto tra istituzioni ordinistiche, rappresentanze scientifiche e sindacali della professione medica.
All’epoca, infatti, oltre alla Fnomceo, erano presenti tutte le maggiori società scientifiche e le sigle sindacali mediche.
La novità di questo appuntamento però ruota intorno a tesi precostituite per il dibattito denominate “100 tesi per discutere il medico del futuro” scritte da Ivan Cavicchi.
Il documento, decisamente corposo (oltre 300 pagine) è suddiviso in sei macro aree dove troviamo la summa di tutto quanto può interessare la riflessione della più antica delle professioni sanitarie.

Continua

“La contenzione fisica non è un atto terapeutico”. La Cassazione sul caso “Mastrogiovanni”

Pubblicato su Quotidiano sanità

La vicenda di Franco Mastrogiovanni è giunta, dunque, alla conclusione.
Il “maestro più alto del mondo” era stato sottoposto nel 2009 a un trattamento sanitario obbligatorio, ricoverato in SPDC a Vallo della Lucania, viene prima sedato farmacologicamente (contenzione farmacologica) e successivamente anche meccanicamente, attraverso “fascette dotate di viti di fissaggio applicate ai quattro arti e fissate alle sbarre del letto”.
Mastrogiovanni non viene più liberato dalla contenzione e dopo oltre ottanta ore ne viene constatato il decesso. La causa di morte viene riscontrata in un edema polmonare.
Coinvolti come imputati  ben diciassette tra medici e infermieri per sequestro di persona (art. 605 cp), morte come conseguenza di altro reato (art. 586 cp) e, limitatamente ai medici, falso ideologico in atto pubblico (art. 479 cp).
In primo grado, il Tribunale di Vallo della Lucania condanna solo i medici; la Corte di appello di Salernoin condanna anche gli infermieri. La Cassazione ha sostanzialmente confermato l’impianto della sentenza di appello.
Vicenda complessa che ha avuto come particolarità la videogistrazione di tutto l’evento: il reparto, infatti, era dotato di un impianto di videosorveglianza e videoregistrazione che – in evidente contraddizione con la legge sulla privacy (di cui non si è discusso) – ha mostrato un eccezionale documento che ha permesso di ricostruire tutta la vicenda.
A livello mediatico si registra anche la presenza del film “87 ore” di Costanza Quatriglio. Continua

L’informazione al paziente non è più monopolio del medico

Pubblicato su Quotidiano sanità

L’informazione alla persona assistita e l’acquisizione del consenso ha acquisito una fondamentale importanza a partire dagli anni novanta dello scorso secolo.Nel 1998 nella Rivista di diritto delle professioni sanitarie Daniele Rodriguez scriveva un editoriale affrontando la titolarità dell’informazione alle attività sanitarie.
Dopo venti anni è giusto riproporsi la domanda dopo i cambiamenti normativi, professionali e culturali intercorsi.
L’informazione relativa ai dati di salute del paziente e a suoi familiari è tradizionalmente e storicamente demandata alla professione medica. Negli ultimi decenni ogni professione sanitaria ha acquisito però un proprio spazio di informazione e consenso all’attività sanitaria che cercheremo di puntualizzare e che ha creato e ripuntualizzato spazi esclusivi all’informazione medica, spazi condivisi tra il medico e le altre professioni sanitarie e spazi esclusivi di informazione e acquisizione del consenso da parte delle professioni sanitarie. Vedremo, poi in realtà, come il concetto di esclusività oggi ceda a fronte delle relazioni interprofessionali.
In questo articolo la dicitura “professioni sanitarie” rispetta la convenzione in uso, di carattere sociologico e non giuridico, con cui si intendono per tali tutte le professioni sanitarie diverse da quella medica. Continua

Esiste l’infermieristica legale e forense?

Pubblicato su Quotidiano sanità

Premessa
Un tassello della legge Gelli, tra le varie inapplicazioni, è stato messo. A maggio scorso è stato stipulato un accordo tra la Federazione degli ordini dei medici, il Consiglio nazionale forense e il Consiglio superiore della magistratura.
Ricordiamo che l’articolo 15 della legge 24/17 ha stabilito un regime speciale per le consulenze tecniche d’ufficio e le perizie per i procedimenti giudiziari di responsabilità sanitaria.
Nei procedimenti civili e penali l’espletamento della consulenza tecnica e della perizia da parte dell’autorità giudiziaria – e solo dell’autorità giudiziaria – deve essere affidato a un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti della disciplina che “abbiano specifica e pratica conoscenza del procedimento” e che devono essere scelti tra gli iscritti agli albi.
Inoltre si stabilisce che in sede di revisione degli albi – di questi specifici albi circondariali e non degli albi degli ordini per intendersi – deve esse inserita “oltre a quella medico legale”, “un’idonea e adeguata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche, riferite a tutte le professioni sanitarie”. Continua

Vaccinazioni: dalla coercizione all’obbligo flessibile. Le debolezze dell’approccio muscolare

Pubblicato su Quotidiano sanità

Premessa
Le questioni vaccinali  continuano a fare discutere. Quello che stupisce è la continua confusione che viene operata tra le questioni medico-scientifiche e le politiche sanitarie legate alle vaccinazioni.
Viene spesso citata la frase di Roberto Burioni sull’antidemocraticità della scienza. Burioni, con lo stile perentorio che abbiamo imparato a conoscere, afferma senza mezzi termini che non è il comune cittadino che ha diritto di parola, ma solo “chi ha studiato”. L’affermazione è di per sé apodittica in quanto non spiega fino in fondo la complessità della questione e non distingue tra la parte scientifica vera e propria e l’utilizzo che la società decide di fare di questa.
La ricerca, lo studio, l’introduzione dei vaccini sono senza dubbio facenti parte del consesso scientifico e che in quell’ambito si collocano. Da questo punto di vista non vi è dubbio che la scienza non soggiace ai principi democratici della rappresentatività e della maggioranza.
Diverso è invece parlare di politiche sanitarie che non sono, come ben comprensibile, appannaggio degli scienziati.
Le politiche sanitarie non vengono sottratte alle scelte democratiche con la scusa della complessità tecnica, come spesso ripeteva Stefano Rodotà. Continua

Libri, trattamenti sanitari coercitivi e polemiche

Su Quotidiano sanità  il dottor Gianni Porro, medico psichiatra, in una lettera al direttore, intitolata “Benci e i medici”  ironizza con il sottoscritto e contesta alcune affermazioni riportate nel mio articolo di commento alla sentenza di condanna del Tribunale di Termini Imerese nei confronti di un medico che ha imposto una trasfusione coattiva a un paziente dissenziente.

Qui di seguito la mia risposta, sempre pubblicata sulla stessa testata online dal titolo
Io, i medici, il dottor Porro e una libreria piena di libri.

Gentile direttore,
vengo chiamato in causa dal dottor Gianni Porro dalle colonne di questo giornale su un mio articolo recentemente pubblicato di commento a una sentenza che ha visto la condanna per violenza privata nei confronti di un medico che ha imposto una trasfusione a una paziente dissenziente. Prima di rispondere nel merito preciso che non formulerò critiche personali, non solo perché non è mio costume farlo, ma anche perché non conosco il dottor Porro. Continua

Se il medico è un mandante e l’infermiere è un esecutore

Pubblicato su Quotidiano sanità

Un primario di un ospedale siciliano – direttore di unità complessa di chirurgia – è stato condannato per violenza privata per avere imposto una trasfusione di sangue a una paziente aderente alla Confessione dei Testimoni di Geova.
Colpiscono molto le motivazioni del Tribunale di Termini Imerese – sentenza 30 maggio 2018, n. 465 – dove, a proposito della decisione di procedere a un atto sanitario coattivo senza il preventivo consenso, afferma che il medico ha agito come “mandante”. L’esecuzione della trasfusione è stata affidata a due infermieri.
La vicenda clinica che si è strutturata, è decisamente articolata e la ricostruiamo, ai fini della comprensione del caso, in forma succinta.

 Il fatto
Una giovane donna di 25 anni, alla tredicesima settimana di gravidanza, viene ricoverata nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Termini Imerese con diagnosi di “minaccia di aborto. Iperemesi gravidica. Squilibrio elettrolitico”.
Nel corso del ricovero viene ripristinato l’equilibrio idroelettrolitico della gestante, verificato l’accrescimento del feto e riscontrato turbe psichiche, verosimilmente su problematiche organiche e non necessitanti di terapia farmacologica.
Dopo una settimana, ristabilita l’omeostasi organica, la paziente viene dimessa. A otto giorni dalla dimissione viene di nuovo ricoverata per l’insorgenza di una sintomatologia caratterizzata da “vomito e dolore addominale a cintura nella regione dell’ipocondrio destro”. Continua

Il ministro Bongiorno e il brunettismo senza Brunetta

Pubblicato su Quotidiano sanità

Pensavamo che esistesse, in politica, il berlusconismo senza Berlusconi. Se ne è parlato per anni e, negli ultimi tempi, si discuteva del renzismo senza Renzi. Non potevamo sospettare che, l’influenza di un politico e le linee ispiratrici della sua azione, fossero più duraturi in un piccolo ministero senza portafoglio, l’attuale ministero della pubblica amministrazione.
Constatiamo dunque che esiste il “brunettismo” senza Brunetta. Si intende per tale quella politica e quelle politiche caratterizzate da una azione tesa a risolvere gli annosi problemi del pubblico impiego additando come responsabili gli stessi pubblici dipendenti, variamente etichettati. La tendenza era già chiara da tempo ma adesso ne abbiamo avuto un’ulteriore e duratura conferma. Continua