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Se anche Ippocrate rema contro il testamento biologico

Pubblicato su Quotidiano sanità

Le annose e pluridecennali discussioni di una legge che regolamenti, anche in Italia, il consenso informato e il testamento biologico non trovano una sponda nel nostro legislatore.

A quanto sembra di capire, anche per questa legislatura, molto difficilmente riuscirà a vedere la luce un provvedimento che deve soltanto ratificare, in una legge ordinaria, i principi costituzionali e dare ordine e regole di dettaglio, a quanto prassi, deontologia, documenti internazionali e giurisprudenza hanno già stabilito. Continua

Legge Gelli e criteri per il riconoscimento delle società scientifiche: di male in peggio!

Pubblicato su Quotidiano sanità

Eravamo stati facili profeti nel definire “inapplicativo” il decreto del ministero della salute del 2 agosto 2017relativo all’accreditamento delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle associazioni professionali previsto dalla legge Gelli.
Per renderlo applicativo il Ministero della salute, con ben due circolari, deroga ai criteri che si è esso stesso dato. Ricordiamo le critiche che avevamo mosso all’impostazione del decreto.
Oltre a non avere chiarito la differenza che intercorre tra le società scientifiche e le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie – che sembrano a questo punto, nella lettera del decreto, due organismi sostanzialmente identici – la circolare esaspera il già errato concetto di rappresentanza, in luogo del più corretto concetto di competenza, con i criteri che deve possedere una società scientifica: il 30% degli iscritti appartenenti una determinata categoria o area di specializzazione e la rappresentanza in almeno dodici regioni. Continua

La rivincita del Titolo V. I referendum sull’autonomia e i riflessi sulla sanità

Pubblicato in data odierna su Quotidiano sanità

I recenti referendum sull’autonomia svoltisi in Veneto e in Lombardia pongono nuove problematiche in merito alla suddivisione dei rapporti tra Stato e Regioni.
Ricordiamo che il referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre 2016 aveva respinto una politica neocentralista che pure basava la propria convinzione su una precedente riforma, quella del titolo V del 2001, certamente non priva di difetti.

Il risultato della consultazione referendaria è stato chiarissimo e a conferma dell’impianto costituzionale che prevede il riparto di competenze tra Stato e Regioni  sostanzialmente in tre filoni:
a) la legislazione esclusiva statale;
b) la legislazione concorrente tra Stato e Regioni;
c) la legislazione residuale attribuita alle Regioni.

La sanità rappresenta la tipica legislazione concorrente, eccezion fatta, per la competenza esclusiva dello Stato in materia di determinazione dei diritti essenziali.

Nella legislazione concorrente rientrano le materie della “tutela della salute” e delle “professioni”. Particolare importanza è proprio la formulazione della materia “tutela della salute” nella modifica del titolo V del 2001 in luogo della più ridotta competenza relativa alla “assistenza sanitaria e ospedaliera”.

 

 Ricordiamo inoltre che non tutte le Regioni sono uguali ma ve ne sono cinque, individuate dalla Carta costituzionale che sono da considerarsi “speciali” – più correttamente con “statuti speciali adottati con legge costituzionale” e che hanno particolari e, talvolta, ampie forme di autonomia.
L’ultimo comma dell’articolo 116, infine, prevede la possibilità per le Regioni di ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” da ottenersi dietro richiesta delle Regioni, dietro l’approvazione di un intesa tra lo Stato e la Regione interessata, e con l’approvazione delle Camere a “maggioranza assoluta dei componenti”.
Il tutto è subordinato al rispetto dei “principi” dell’articolo 119 della Costituzione così come modificato dalla legge costituzionale che ha introdotto l’obbligo del pareggio di bilancio. I referendum delle due importanti regioni del nord sono stati improntati proprio su questo punto inequivocabilmente.
Più succinto il quesito del Veneto: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”, mentre decisamente più strutturato era quello lombardo: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”.
I referendum sull’autonomia erano quindi relativi all’attuazione dell’ultimo comma dell’articolo 116.
Concentreremo la nostra attenzione sulle possibili innovazioni di sistema che si potranno avere nelle regioni interessate – che al momento risulterebbero essere Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (le ultime due con la forza del consenso popolare del referendum sull’autonomia).

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Osteopati e chiropratici riconosciuti per via politica?

Pubblicata su Quotidiano sanità

Continua a tenere banco la questione del riconoscimento delle figure professionali dell’osteopata e del chiropratico all’interno del ddl Lorenzin.
Il riconoscimento di nuove figure professionali sanitarie è una tematica delicata in quanto coinvolge direttamente il diritto costituzionale alla salute e il suo soddisfacimento attraverso i professionisti che erogano direttamente le cure.
Solo nel campo dei profili professionali, da un ventennio, ci sono ben ventidue professioni riconosciute, alcune delle quali, potrebbero essere pacificamente riunite tra loro, vista l’omogeneità dell’agire professionale e della loro formazione.
Sarebbe una salutare opera di semplificazione di cui ci sarebbe un reale bisogno.
Il legislatore, invece, in controtendenza si adopera per istituirne due nuove. La questione è probabilmente inopportuna, ma senza dubbio legittima in quanto la normativa vigente – la legge 1 febbraio 2006, n. 43 – ne disciplina puntualmente l’iter. Continua

La notizia bufala sui 12 milioni di italiani che non si possono curare per motivi economici

Negli anni scorsi ci siamo caduti in molti. Io per primo! A un’attenta analisi queste cifre si sono dimostrate non veritiere e “interessate”. Testo pubblicato sul blog di “Alle porte con i sassi” del Fatto Quotidiano on line

Molti giornali questa estate hanno innescato un dibattito pubblico sulla sanità, una trappola della propaganda per favorire la privatizzazione del sistema italiano. Il tema era l’“espulsione” dal Servizio sanitario nazionale di oltre 12 milioni di persone che nel 2016 avrebbero rinunciato alle cure.

La notizia, ripresa acriticamente, era contenuta nel VII rapporto Rbm-Censis, reso noto nell’ambito – guarda caso – di una giornata sul welfare integrativo. Ricordiamo che l’Rbm è la più importante compagnia assicurativa privata in ambito sanitario. Continua

Vaccini. Informazione e consenso. Dalla circolare ministeriale più dubbi che certezze

Daniele Rodriguez, professore ordinario di medicina legale all’Università degli Studi di Padova, interviene sulla problematica del consenso informato contenuta nella circolare del 16 agosto del ministero della salute sui vaccini. Pubblicata su Quotidiano sanità.

La lettera aperta pubblicata in QS del 7 settembre 2017, in cui Luca Benci manifesta ed argomenta il suo fermo dissenso dalle posizioni assunte dalla Senatrice Elena Cattaneo a sostegno del decreto legge sui vaccini e della relativa legge di conversione, si conclude lamentando “le numerose aporie contenute nel testo che, ad oggi, ha avuto bisogno di ben quattro lunghe circolari ministeriali, che hanno alimentato ulteriore confusione”.

Condivido tale conclusione e intendo rafforzarla riprendendo un altro spunto di Benci, in materia di informed consent, contenuto in quella lettera aperta. Continua

Risposta di Elena Cattaneo alla mia “lettera aperta” sui vaccini

Risposta della senatrice Cattaneo alla lettera aperta. 

12 SET – Gentile dott. Benci,

la Prof.ssa Cattaneo la ringrazia per l’attenzione che ha dato ad un suo articolo di recente pubblicazione sul tema dell’obbligatorietà vaccinale. Perché possano essere meglio comprese le ragioni che la hanno convinta, partendo da valutazioni medico-scientifiche sull’efficacia vaccinale, che si fosse di fronte, riecheggiando il “Candide” di Voltaire, “alla migliore legge possibile” a tutela della salute dei cittadini, nelle condizioni parlamentari date, si riporta il testo integrale dell’intervento fatto nell’Aula del Senato lo scorso 12 luglio.
Cordiali saluti:

José De Falco
Capo Segreteria Sen.ce Elena Cattaneo

Senato della Repubblica – 12 Luglio 2017

Signor Presidente, cari colleghi,
la legge in discussione è una delle più importanti leggi di sanità pubblica della legislatura, quella che più di tante altre migliorerà le prospettive di salute dei cittadini italiani.
Al ministro Lorenzin, al Governo nel suo insieme, alle Commissioni e alla relatrice va il mio riconoscimento per aver saputo trattare con responsabilità e lungimiranza le politiche di salute pubblica, senza temere critiche immotivate e guardando al benessere dei cittadini di domani.

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Vaccini. Lettera aperta a Elena Cattaneo

Ho scritto una lettera aperta a Elena Cattaneo e pubblicata su Quotidiano sanità dopo avere letto una sua intervista su Repubblica in merito alla legge sui vaccini.

Gentile professoressa e senatrice,
mi rivolgo a lei dopo avere letto il suo articolo su Repubblica del 31 agosto in cui lei afferma testualmente:
a) “legge sui vaccini, una delle migliori, se non la migliore, dell’intera legislatura, almeno da un punto di vista del miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, fine ultimo di ogni vera democrazia”;
b) “L’obbligo, a detta di tutti, si è profilato come una scorciatoia inevitabile: il metodo più veloce ed economico per scongiurare nuovi decessi, decessi di bambini che durante il dibattito sulle vaccinazioni aumentavano drammaticamente”;
c) “Non esiste una legge perfetta, esistono buone leggi: quella sui vaccini è una buona legge, realizzata in tempi apprezzabili. Una cosa di cui andar fieri”.

Le scrivo nella sua doppia veste, di scienziata e di senatrice, per manifestare il mio dissenso dalle sue posizioni.
Cerco di spiegarmi. Ho scritto su questo giornale tre articoli sulla questione legata alle vaccinazioni intervenendo sul dibattito, sul decreto legge e sulla conversione del decreto. Continua

Società scientifiche e associazioni tecnico scientifiche. Il decreto “inapplicativo” della legge Gelli

Pubblicato su Quotidiano sanità

La legge 24/2017 prevede sette decreti applicativi. Il primo decreto a essere stato pubblicato è relativo all’accreditamento delle società scientifiche.
Quanto previsto dall’articolo 5 della legge Gelli costituisce, di fatto, l’architrave del sistema: accreditamento delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie e emanazione, a carico dei soggetti accreditati, delle linee guida che saranno pubblicate sul sito dell’Istituto superiore di sanità al quale gli esercenti le professioni sanitarie dovranno attenersi.
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