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Daniela Poggiali

L’infermiera “killer” assolta. Un verdetto “prevedibile”

Pubblicato su Quotidiano sanità

Daniela Poggiali, infermiera dell’ospedale Lugo di Romagna condannata in primo grado (Corte di assise di Ravenna) all’ergastolo per “omicidio volontario pluriaggravato dall’utilizzo del mezzo venefico, dai motivi abietti, dalla premeditazione, dalla minorata difesa della vittima e dall’abuso della qualifica e dalle mansioni di infermiera” nei danni di R.C., paziente ricoverata presso il suo reparto è stata assolta dalla Corte di appello di Bologna.
Avevamo su queste colonne (http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=41260) analizzato le motivazioni della sentenza di condanna per questo gravissimo caso di “dolo professionale” consistito, secondo l’accusa, di avere provocato la morte di una paziente ricoverata “mediante la somministrazione di due fiale di cloruro di potassio, sottratte dall’armadio farmacia del reparto”. I giornali all’epoca l’avevano soprannominata, inizialmente, con il classico appellativo della medicina nazista – “infermiera killer” – e successivamente, come “Lady potassio” facendo proprio riferimento alla sostanza che avrebbe utilizzato per causare la morte.
Daniela Poggiali era accusata, inizialmente, della morte di “decine di pazienti”. Il processo di primo grado l’ha però condannata per un solo omicidio compiuto, si diceva, a scopo difensivo per sottrarsi al cerchio indiziario che si stava costruendo intorno a lei. Continua

Infermiera killer di Lugo di Romagna: è stato “omicidio difensivo”. Le motivazioni della Corte di assise di Ravenna

Pubblicato su Quotidiano sanità con il titolo “Ecco le motivazioni all’ergastolo all’infermiera di Lugo di Romagna: il suo fu un omicidio difensivo”  http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=41260

cloruroLa vicenda di D.P. – infermiera in servizio presso il reparto di medicina dell’ospedale civile Umberto I di Lugo di Romagna – e il clamore mediatico provocato rappresenta una vicenda processuale non riconducibile agli usuali canoni della responsabilità professionale per colpa. Si tratta di un fatto riconducibile al c.d. “dolo professionale” – espressione coniata nel 1955, per la prima volta, da Francesco Introna – e, più precisamente, a uno dei più gravi casi di dolo professionale accaduti negli ultimi decenni.
Stiamo parlando di un processo per “omicidio volontario pluriaggravato dall’utilizzo del mezzo venefico, dai motivi abietti, dalla premeditazione, dalla minorata difesa della vittima e dall’abuso della qualifica e dalle mansioni di infermiera” nei danni di R.C., paziente ricoverata presso il suo reparto. L’omicidio volontario sarebbe avvenuto “mediante la somministrazione di due fiale di cloruro di potassio, sottratte dall’armadio farmacia del reparto”. Continua a leggere o scarica l’articolo in pdf infermiera Lugo di Romagna e omicidio difensivo Continua